La Certosa di San Martino amplia il proprio itinerario espositivo con l’apertura della nuova sezione permanente dedicata all’Ottocento napoletano, ora pienamente fruibile all’interno dei Musei Nazionali del Vomero. Un intervento di ampio respiro che restituisce centralità a un secolo decisivo per la costruzione dell’immaginario artistico, sociale e culturale della città.
Il percorso si articola in 12 sale e raccoglie circa 200 opere tra dipinti, sculture, arti decorative, fotografie e nuclei collezionistici storici confluiti nel museo fin dalle sue origini. La sezione si colloca al termine dell’itinerario dedicato alla Memoria della città, cuore identitario del museo, che ripercorre la storia di Napoli dalla Tavola Strozzi alle vedute di Lafrery, Baratta e Didier Barra, fino alle opere legate alla peste, alla rivolta di Masaniello e agli eventi cruciali della storia urbana.
Ne emerge il ritratto di una Napoli in profonda trasformazione: capitale di un regno in evoluzione, laboratorio di modernità e tappa privilegiata del Grand Tour, capace di attrarre artisti, viaggiatori e collezionisti da tutta Europa.
Un progetto museografico sostenuto dal PNRR
La nuova sezione nasce da un articolato progetto museografico finanziato dal PNRR, con particolare attenzione all’efficienza energetica degli spazi. L’intervento ha consentito di recuperare opere a lungo poco visibili e di ricomporre un patrimonio stratificato in una narrazione coerente e aggiornata.
Massimo Osanna, Direttore generale Musei, sottolinea come il nuovo allestimento rafforzi il ruolo pubblico del museo, restituendo alla fruizione opere e contesti fondamentali per la storia di Napoli. Luigi Gallo, Direttore ad interim dei Musei Nazionali del Vomero, evidenzia il ruolo dell’Ottocento nella ridefinizione dell’identità urbana, mentre la co-curatrice Isabella Valente rimarca il valore nazionale dell’operazione, che restituisce visibilità a una stagione artistica profondamente intrecciata ai linguaggi europei.
Arti decorative e gusto cosmopolita
Il percorso si apre con le arti decorative, specchio del gusto e della vita culturale ottocentesca. Porcellane della Real Fabbrica di Capodimonte e della Real Fabbrica Ferdinandea, maioliche di Castelli, terraglie napoletane, vetri e coralli raccontano una tradizione fondata sulla sperimentazione tecnica, sulla circolazione delle idee e su un artigianato capace di dialogare con i principali centri europei.
Il paesaggio come linguaggio moderno
Fulcro dell’itinerario è la pittura di paesaggio, che a Napoli conosce nell’Ottocento una stagione di straordinaria vitalità. Dai lirismi romantici di Duclère, Carelli, Smargiassi, Fergola e Vervloet si passa alle esperienze en plein air della Scuola di Posillipo, fondata da Anton Sminck van Pitloo, fino agli esiti più realistici e moderni della Scuola di Resina. Il paesaggio diventa così strumento di indagine del reale e veicolo di una nuova sensibilità artistica.
Realismo, verismo e scultura
La sezione dedicata al realismo e al verismo presenta opere di Filippo Palizzi, Domenico Morelli e Antonio Mancini, protagonisti di una pittura attenta alla vita quotidiana e alla dimensione umana. La scultura trova il suo fulcro in Vincenzo Gemito, figura emblematica dell’Ottocento napoletano, di cui sono esposti capolavori come Il Malatiello e il Ritratto di Morelli, esempi di un equilibrio intenso tra osservazione dal vero ed espressività.
“Dietro il presepe”: tradizione e contemporaneità
Accanto alla nuova sezione permanente, la Certosa ospita la mostra Dietro il presepe, visitabile fino al 17 marzo. Finanziata dalla Regione Campania, l’esposizione ripercorre l’evoluzione dell’arte presepiale napoletana dal Settecento a oggi, proponendo laboratori, attività educative e dimostrazioni dal vivo.
Allestita negli spazi della biglietteria, la mostra affronta il presepe come patrimonio identitario e bene culturale complesso, capace di intrecciare sacro e profano, storia sociale e cultura materiale. Il percorso tematico offre più livelli di lettura e invita a esplorare materiali, tecniche e saperi artigianali, restituendo il presepe come luogo simbolico di memoria e attualità. Tra le opere più curiose spicca il presepe realizzato su stuzzicadenti, ma l’intero allestimento valorizza la maestria degli artigiani – in gran parte napoletani – e mette in luce la dimensione laica e contemporanea della tradizione presepiale partenopea.