Altro che favola: il Pinocchio oscuro debutta a Napoli tra archivi, corpi e identità digitali
Dimenticare il Pinocchio della nostalgia televisiva. Nessun burattino rassicurante, nessuna morale per bambini. A Napoli arriva invece un Pinocchio contemporaneo, instabile, immerso nelle contraddizioni del presente.
Giovedì 4 giugno l’Archivio Storico della Fondazione Banco di Napoli ospita “Collodi. L’Ombra e la Grazia”, spettacolo ideato da Laura Fusco e Fiorenza d’Alessandro e costruito come esperienza immersiva tra teatro, danza e arti visive. Due le repliche previste, alle 17:30 e alle 19:30, nella Sala Biasucci di Palazzo Ricca.
L’occasione è il bicentenario di Carlo Collodi, ma il progetto sceglie subito una direzione precisa: non celebrare il classico, bensì smontarlo e riportarlo dentro le inquietudini contemporanee.
Qui Pinocchio non è soltanto il simbolo della bugia o della crescita. Diventa una figura che attraversa crisi identitarie, desiderio di trasformazione e smarrimento digitale. Il celebre viaggio del personaggio viene riletto infatti come un percorso dentro le fratture dell’essere umano contemporaneo.
Lo spettacolo si sviluppa attorno a tre nuclei: disobbedienza, caduta e trasformazione. Temi che emergono attraverso una costruzione scenica fatta di movimento, parola e ambienti sonori immersivi.
Anche lo spazio assume un ruolo centrale. L’Archivio Storico del Banco di Napoli entra direttamente nella drammaturgia come luogo della memoria collettiva. I documenti conservati nel palazzo dialogano simbolicamente con un corpo scenico fragile, precario, continuamente esposto alla possibilità di cambiare forma.
Il ventre del pescecane, il Paese dei Balocchi e la dimensione digitale vengono trasformati in paesaggi mentali. Zone di seduzione, perdita e ricostruzione dell’identità.
Il lavoro insiste molto sul rapporto tra ombra e grazia. L’ombra rappresenta tutto ciò che nella vita resta incompiuto: errore, desiderio, fragilità, condizionamento. La grazia invece appare come una forma temporanea di lucidità, una possibilità di stare nel mondo senza smettere di attraversare il dubbio.
La componente visiva richiama inoltre alcune esperienze dell’arte contemporanea internazionale, evocando atmosfere vicine a Christian Boltanski, Mark Rothko e Olafur Eliasson. Luce, vuoto e percezione diventano elementi drammaturgici tanto quanto il corpo e la parola.
Più che uno spettacolo tradizionale, “Collodi. L’Ombra e la Grazia” si presenta così come un ambiente sensibile, un’esperienza percettiva che usa Pinocchio per parlare di memoria, identità e trasformazione.
E forse è proprio questa la sua intuizione più interessante: ricordare che il desiderio di diventare “umani” resta ancora oggi un processo incompleto, instabile e profondamente contemporaneo.