In Un posto al sole è Rosa Picarello, collaboratrice domestica e sostituta portiera, onesta, un po’ scontrosa, cresciuta a pane e buoni sentimenti. Nella vita reale è l’attrice Daniela Ioia, 42 anni a luglio, sposata con il collega Antimo Casertano (con cui ha condiviso una liaison anche nel social drama di Raitre, lui è il postino Pino) con cui ha un figlio. Ioia è dal 2022 in Upas e nel cast fisso dal 2024. Ecco cosa ci racconta del suo personaggio.
Daniela, Rosa è in bilico tra due mondi, quello della collina di Posillipo e della Napoli-bene e quello di una città più popolare. Lei a quale sente di appartenere di più?
«Non faccio differenze, ma se intende dal punto di vista del temperamento, io sono una persona combattiva, dinamica e anche un po’ rivoluzionaria, quindi più somigliante allo spirito, forse, della città del centro».
Rosa fa lavori umili ma ha anche una grande voglia di migliorarsi. C’è un messaggio sociale forte, da condividere anche come consiglio per i più giovani?
«Upas da sempre, attraverso le sue storie, invita lo spettatore a riflettere su temi sociali importanti e anche alle volte scomodi. Questo credo sia uno dei suoi punti forza. Ne affrontiamo tanti e svariati, il bullismo, la Violenza di genere, l’adolescenza con i suoi turbamenti, i social e il pericolo che si corre a lasciarsi troppo coinvolgere. Un consiglio forse, va agli adulti: di approfondire questi temi con i ragazzi creando dialogo proprio partendo magari dalla puntata».
La sua fedeltà sentimentale a Damiano ha qualcosa di fuori dal comune. In Upas lei è il contrario della gattamorta. Quanto ci mette di se stessa in questo personaggio?
«I personaggi nel loro fluire attraverso il nostro corpo e voce portano sempre qualcosa dell’attore dietro. In generale non sono una gattamorta neanche nella vita, se amo do tutta me stessa e proteggo quell’amore. A differenza di Rosa, però, non idealizzo, ma lì entra in gioco anche un po’ l’esperienza che si matura durante la vita. Se qualcosa non va, non va, Rosa in questo è ancora inesperta e spesso non sa come gestire situazioni e persone».
La camorra è un tema a più riprese accennato in Upas e che tocca anche Rosa. Lei come lo commenta, con quale sguardo lo osserva?
La camorra è qualcosa da estirpare . A me piace come Rosa affronta la questione: non la teme e la respinge con tutta sé stessa e dimostra che si possono cambiare le cose, sempre. Lo abbiamo visto quando ha lottato contro Torrente e le minacce per sottrarle la casa o quando ha convinto il fratellastro a cambiare vita».
Nelle puntate più recenti ha avuto a che fare anche con una star mondiale come Whoopy Goldberg. Cosa ha imparato da lei?
«Whoopy è stata una parentesi magica. Una donna di grande carisma. L’ho osservata bene, ho cercato di “rubare” da lei tutto, espressioni, sguardi. È un’artista innamorata del suo lavoro e ha un grande rispetto per attori e maestranze. La sua umiltà è disarmante, è stata curiosa e interessata a tutto quello che facevamo con lei in scena, questo la rende una grande e il suo è un grande insegnamento».
Upas è una grande famiglia da sempre. Con quali colleghi sente di essere più in sintonia?
«Devo dire che sono una persona molto tranquilla sul set e socializzo facilmente con tutti ma sicuramente con gli attori che ruotano intorno a Rosa ho maggiore sintonia: Patrizio Rispo, Marina Tagliaferri, Imma Pirone, Fiorenzo Madonna, Luigi Miele, Manuel d’Angelo e, ovviamente, Antimo Casertano… Vabbè lui lo
lo amo, è diverso!».
Cosa vede nel futuro di Rosa? Quale tema sociale vorrebbe contribuire a portare nella serie?
«Speriamo di vedere tante avventure. Come temi sociali ne affrontiamo davvero tanti e credo che negli anni ad Upas si sia parlato di tutto . Si possono riprendere argomenti come ambiente, diritto alla sanità, la dispersione scolastica, e le differenze di opportunità tra chi è agiato e chi no. Credo siano argomenti sempre attuali».
A teatro è stata in scena con “Mare di ruggine”. Ci racconta come dà voce a questa storia sociale?
«In “Mare di ruggine” si parla di ambiente, di lavoro , di classe operaia. Si parte da una storia familiare, quella di Antimo, come pretesto per raccontare quanto la fabbrica Ilva fosse simbolo di vita benessere e lavoro e come si sia poi trasformata in morte, inquinamento e malattia. Oggi è un argomento attualissimo, se guardiamo a Taranto, Genova e alla stessa Bagnoli. Credo che sia fondamentale accendere fari su argomenti importanti, sollecitare la curiosità e lo spirito critico dello spettatore. Questa è la funzione dell’arte per me».