Venerdì 16 ottobre esce Diana il nuovo singolo intitolato di Janara, al secolo Ilaria Taglialatela Scafati, prodotto da Nando Misuraca per l’etichetta ed edizioni Suono Libero Music, il brano vanta gli arrangiamenti curati da Mike Sorrentino e si candida a essere uno dei lavori più intensi e profondi del panorama cantautorale autunnale.
La scelta del nome d’arte Janara richiama il bisogno ancestrale dell’uomo di costruire storie, riti e superstizioni per affrontare e domare ciò che spaventa. Si tratta di un ponte tra l’immaginario popolare e il vissuto personale, attraverso cui la cantautrice cerca un contatto intimo e autentico con chi riconosce in sé le sue stesse fragilità. In Diana, le radici della musica popolare napoletana incontrano una scrittura intima ed essenziale, capace di dare voce alla vulnerabilità e al timore della perdita.
Questo brano nasce sulla spiaggia di Castel Volturno, nel momento esatto in cui l’artista ha capito che suo padre non stava più bene. È stato un istante di profonda paura che ha trovato nella musica una possibilità di espressione e condivisione. Janara ha voluto dare forma alla solitudine, alla rabbia, al vuoto e a tutte quelle emozioni che spesso si preferisce tenere nascoste. Fin da piccola ha sempre intrecciato parole e melodie per dare senso alle cose che le mettevano paura e alle emozioni più forti, facendolo sempre un po’ nascosta e vergognandosene, proprio come una janara. L’intento della cantautrice è parlare a chi vive questi stati d’animo, poiché tutte le sue canzoni tendono a viaggiare in modo circolare per creare uno spazio rassicurante in cui tirare fuori il buio, e Diana ne rappresenta un esempio perfetto.
Ad accompagnare il singolo è il videoclip diretto dal regista Claudio D’Avascio, che vede la partecipazione della ballerina padovana Michela Furin e che si trova su YouTube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=05V9eJ_Zb2A. Le riprese si snodano tra la spiaggia di Castel Volturno, luogo in cui la canzone è concepita, e il Casino Vecchio di San Leucio, antica residenza borbonica. Nello sguardo dell’artista, questi luoghi raccontano una bellezza lasciata decadere, con una presenza visiva che accompagna il racconto della perdita e accosta la dimensione personale a quella di un territorio e delle sue occasioni mancate.
Janara, nata a Napoli all’interno di una famiglia lontana dagli ambienti artistici, costruisce il proprio rapporto con la musica gradualmente, imparando a suonare per accompagnarsi. Il primo a credere nelle sue possibilità è Gianni Mobilya, con cui comincia a esibirsi nelle danze popolari e nella rivisitazione del repertorio napoletano. Insieme a lui, Sergio Caruso e Margaret Iauario diventano riferimenti fondamentali per la sua formazione. Per circa sette anni condivide con Gianni e i Tammurriata Band un percorso intenso tra canto, ballo e palchi di ogni dimensione, trovando infine il coraggio di far ascoltare le proprie composizioni.
Il successivo trasferimento in Scozia per un dottorato in psicologia apre una nuova fase internazionale. Entra a far parte delle Italian Folk Connection, collettivo di espatriate impegnato in corsi e workshop di musica popolare per mettere in relazione il Nord e il Sud Europa, collaborando con Badwills e Amaraterra, formazioni nate per portare le sonorità del Meridione nel Regno Unito. Nel 2019 partecipa alla nascita dei NescioNomen, progetto folk e jazz formato da espatriati il cui debutto viene frenato dalla pandemia, fino al successivo ritorno in Italia. Le sue influenze attraversano a tutto tondo il patrimonio musicale napoletano, da Enzo Gragnaniello a Pietra Montecorvino, Carlo Faiello, Peppe Barra, Eugenio Bennato, i Musicanova e Teresa De Sio, fino a Rosa Balestrieri e alle sperimentazioni di Meg e dei 24 Grana, dando vita a una ricerca vocale e artistica personale nel segno di un’appartenenza mai interrotta.