Ha simbolicamente salutato il territorio con una manifestazione aperta alle famiglie il centro diurno per persone con disagio psichico “Il Gattablu” a Scampia, gestito dalla cooperativa Era del Gruppo Gesco e costretto a chiudere a fine gennaio 2026 dopo oltre trent’anni di attività, per decisione della Asl Napoli 1 Centro. All’iniziativa, che si è svolta nei giorni scorsi presso il centro, hanno partecipato anche utenti, operatori, associazioni sul territorio che hanno collaborato con il GattaBlu.
Nato nei primi anni ‘90 a Scampia con lo psichiatra Sergio Piro, il Gattablu è stato uno dei primi centri di riabilitazione psichiatrica e psicosociale in Campania dopo l’attuazione della legge Basaglia e la chiusura dei manicomi. Da sempre si è caratterizzato per la sua connessione tra espressione artistica e riabilitazione, intendendo l’arte e le azioni di riqualificazione urbana come parte del processo di inclusione sociale delle persone con disagio psichico.
Qui di seguito la testimonianza di un utente che è seguito al centro Il Gattablu.
«In questo luogo non mi è stata attribuita nessuna etichetta.
Sono stato visto, ascoltato, valorizzato. Ho costruito relazioni vere, amicizie che mi hanno aiutato tantissimo nel mio percorso di recupero.
La relazione, le attività svolte insieme e i legami che ho costruito hanno rappresentato la strada giusta. Ed è grazie a questo percorso che oggi posso dire di stare bene.
Ma questo luogo è importante anche per chi si trova in una situazione più “complicata”. Perché affiancare la terapia a uno spazio come questo, fatto di attività, relazioni e presenza costante degli operatori, rende la cura più efficace, più umana, più completa.
Se questo ha funzionato per me, e per tante altre persone, allora depotenziare questo luogo significa togliere una possibilità concreta a tante persone di stare meglio.
È come spegnere una luce in un posto dove qualcuno aveva finalmente iniziato a vedere.
Salutare oggi tanti operatori non è facile. Per molti di noi significa perdere punti di riferimento, persone che conoscono la loro storia, che sanno come accoglierli, come accompagnarli. Ricominciare ogni volta da capo è una fatica in più per chi già fatica. Perché prendersi cura non è solo curare, è continuità, è relazione, è fiducia, ed è non lasciare indietro nessuno.
Spegnere il GattaBlu significa togliere ossigeno a chi già ha difficoltà a respirare!»