Parlare con Luciano Stella, produttore cinematografico e sceneggiatore, di cinema, è sempre un momento di crescita. Poche persone hanno uno sguardo così critico e profondo sui fenomeni cinematografici come lui.
Luciano, cosa pensa di “Una battaglia dopo l’altra”, il nuovo film di Paul Thomas Anderson che ha vinto l’Oscar come miglior film quest’anno?
Parliamo di un grandissimo film che descrive con maestria alcuni meccanismi della società americana contemporanea, ormai esplosi. È realizzato molto bene, con un grande ritmo e un cast di altissima qualità: penso a Leonardo DiCaprio, davvero bravo, così come Sean Penn, Benicio del Toro, Regina Hall e Teyana Taylor.
Sean Penn, miglior attore non protagonista, non è andato a ritirare la statuetta. Parliamo di un attore eccezionale e fuori dagli schemi: come mai questa scelta?
È da sempre molto critico verso l’autoritarismo americano. Forse, proprio considerato il momento, ci si aspettava qualche manifestazione o gesto politico da parte del mondo del cinema americano su tematiche così forti come il genocidio di Gaza. Il solo Javier Bardem si è schierato, indossando al petto due spille dall’enorme significato: la prima recitava “No alla guerra”, con un chiaro riferimento ai conflitti contemporanei; la seconda era una spilla di Handala, dedicata al popolo palestinese e, in particolare, ai rifugiati costretti a lasciare la propria terra. Bardem, d’altronde, è da sempre impegnato in queste battaglie.
Come mai, secondo lei, questo assordante silenzio?
È molto semplice: Trump e i suoi alleati contano molto nel mercato cinematografico e chi si oppone a questo potere rischia di non lavorare più. Basta pensare a Susan Sarandon o Richard Gere, che stanno lasciando l’America per cercare lavoro in Europa.
Veniamo al capitolo cinema italiano: cosa bisogna produrre per partecipare alla corsa agli Oscar?
Anche in questo caso bisogna conoscere i meccanismi che stanno dietro agli Oscar. Se un player americano non accompagna un film straniero con campagne di distribuzione importanti, difficilmente riesce a vincere. Penso al caso de La vita è bella, quando Miramax gestì la distribuzione internazionale, contribuendo in modo decisivo alla visibilità del film e alla sua vittoria di tre Premi Oscar, tra cui quello come miglior film straniero.
Le serie italiane, spesso prodotte con partner europei, come sono considerate nel mondo?
Va detto subito che quando gli italiani lavorano su un genere che conoscono bene, ottengono ottimi risultati in tutto il mondo. Penso al caso di Gomorra – La serie, che resta la serie italiana più venduta a livello internazionale. Dovremmo guardare a Paesi come la Corea, che lavorano da anni sulla propria identità producendo contenuti fortemente riconoscibili. È un lavoro strategico che, nel tempo, porta molto successo e valorizza i punti di forza del nostro cinema.
La Mad Entertainment, la tua factory creativa napoletana, che ricordiamo aver ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali e nazionali, tra cui David di Donatello, Nastri d’Argento ed European Film Awards, continua il suo viaggio. A cosa state lavorando?
Siamo sul set di un film diretto da Mario Martone, tratto da “Scherzetto” di Domenico Starnone, con protagonista Toni Servillo. Dal punto di vista dell’animazione stiamo lavorando a due serie per Rai Kids: “Food Wizard”, seconda stagione, un viaggio tra storie, idee e ambienti fantastici per scoprire la cultura del cibo e promuovere un’alimentazione consapevole; e “Missione Delta”, una nuova serie animata di avventura e fantascienza prodotta da Mad Entertainment con Eagle Original Content, diretta da Marino Guarnieri. Intanto, mentre il cortometraggio “Napoli 2500” continua il suo percorso, Alessandro Rak sta lavorando al suo nuovo film.