Il potente esordio narrativo di Giusy Sardella, pubblicato da Fazi Editore, travolge e avvolge il lettore catapultandolo nel 1943 a Petrara, un piccolo paese abruzzese ai piedi del Gran Sasso.
Fin dalle prime pagine si ha la sensazione di essere lì, dietro gli scuri del palazzo Marchiselli, a osservare i preparativi della festa di Sant’Antonio, immersi in un mondo fatto di rituali, sguardi e silenzi.
Sardella, ingegnere meccanico che ha lavorato nei circuiti automobilistici di tutto il mondo, trasferisce nella scrittura una precisione quasi matematica: un tratto che si riflette in una prosa rigorosa e chirurgica, capace di scandagliare l’amore, il corpo e la diversità con lucidità e profondità.
Molto più di un romanzo storico, di formazione o d’amore, L’amore malfatto è un’indagine sull’identità e sulla fisicità, sulla sensualità e sul desiderio, sulla sacralità del corpo in conflitto con una cultura che tende a nascondere ciò che è diverso. Il dialetto abruzzese diventa musica, ritmo e autenticità, restituendo verità a una narrazione stratificata e ricca di livelli di lettura.
A Petrara, paesino all’ombra del Gran Sasso, la guerra sembra lontana e il 1943 scorre come un anno qualunque. Le famiglie cercano di sopravvivere e di portare il pane in tavola; anche i Marchiselli vivono di lavoro e sacrifici. Mentre i genitori e il figlio maggiore sono nei campi, Angela e Nino trascorrono le giornate in casa: lei è storpia a causa della poliomielite contratta da bambina, lui è affetto da una malattia misteriosa che lo costringe all’isolamento. Osservano il mondo dalla finestra, finché Angela scorge Gaetano, che comincia a corteggiarla da lontano. Per una donna che non ha mai conosciuto l’amore, quel gesto è una promessa. Quando scende in strada e lo incontra, però, la realtà si rivela diversa e Angela resta profondamente ferita. Eppure il contatto fisico tra loro cambierà per sempre la vita di entrambi, accendendo una passione destinata a scontrarsi con vergogna, pudore e senso di colpa. Quando la guerra arriverà a Petrara, Nino scoprirà per la prima volta se stesso, mentre Angela, consumata da un’ossessione crescente, dovrà scegliere se continuare a guardare il mondo da una stanza o viverlo fino in fondo.
Il romanzo esplora la complessità della diversità attraverso figure indimenticabili. Nino, bambino ermafrodito, vive segregato; Angela, priva di una gamba, è destinata a una vita ai margini: serva in casa della sorella, zitella, chiamata per vegliare i morti. Ma non sono gli unici “diversi” di Petrara. Sardella indaga le regole dell’attrazione e del desiderio, spesso parallele e in conflitto con quelle sociali.
«La loro diversità era un mistero che affascinava fin quasi a uno struggimento che non credeva di poter provare»: questo mistero, che diventa ossessione, attraversa l’intera narrazione. Sensuale, magnetica e tridimensionale, la scrittura rende percepibili odori e suoni: l’odore del latte di Maria, il rintocco delle campane, il respiro della terra gelata. Allo stesso tempo, l’autrice costruisce un solido sfondo storico: l’Italia in guerra, la poliomielite che diventò un problema sociale e sanitario, la precarietà quotidiana di chi cerca solo di sopravvivere.
La guerra entra dapprima come un’eco lontana, poi come una forza devastante capace di distruggere amori, vite e futuro. Il romanzo indaga relazioni fragili e vulnerabili: il rapporto padre-figlio, la cultura maschilista che inquina le dinamiche familiari, la diversità negata e silenziata, soprattutto dentro le mura domestiche. Sardella descrive con lucidità quanto sia difficile superare la vergogna per lasciare spazio all’orgoglio e alla verità oltre le apparenze.
Isolina, Nino e Angela incarnano anche una diversità che però riesce a riconoscersi e a cercarsi: medicina reciproca, scudo e rifugio. In un’Italia arretrata e ignorante, che nasconde e rifiuta ciò che non comprende, l’anomalia diventa voce ostinata e strumento di conoscenza. I “diversi” di Petrara raccontano la meraviglia della natura e offrono riparo a chi non trova posto nel mondo. «La natura sa tutto dell’amore» sembra essere la sintesi perfetta di questo libro prezioso, intenso e necessario.
Necessario perché, pur ambientato negli anni Quaranta, parla al presente, a oggi: la guerra che continua a distruggere e la cultura che continua a marginalizzare la diversità. Ed è qui che L’amore malfatto diventa anche romanzo sociale e di denuncia civile, restituendo dignità all’imperfezione e trasformando l’anomalia in una forma ostinata di bellezza e umanità.
Un romanzo che ferisce e cura, che inquieta e illumina. Una storia che resta addosso, insegna e cambia lo sguardo.
Consigliato a chiunque voglia comprendere cosa significhi davvero essere umani.
L’amore malfatto
di Giusy Sardella
Fazi Editore, 2026
Pagg. 228
Euro 18