Nell’Ottocento americano, nel cuore della rivoluzione industriale dove la forza lavoro era più importante del fattore umano, nasce la protesta dei lavoratori che in quei tempi lavoravano più di dodici ore al giorno.
Rivendicavano una vita più degna: 8 ore di lavoro, 8 ore di svago, 8 ore di riposo.
La celebrazione di oggi nasce dal ricordo delle lotte sindacali e dei diritti conquistati duramente e vuole conservare memoria di ciò che accadde il 1 maggio del 1886, in occasione del 19° anniversario dell’ottenimento della legge sulle 8 ore di lavoro, durante lo sciopero generale che si tenne in Illinois a Chicago. Nel corso della manifestazione ci furono violenti scontri e molti furono i morti e i feriti.
Da allora nacque la necessità di ricordare e di tenere vivo in tutto il mondo attraverso le celebrazioni di piazza il senso profondo dei diritti dei lavoratori.
Cosa rimane oggi di tutto questo?
Per tutto il Novecento si sono mantenute le 8 ore di lavoro, e solo adesso negli ultimi anni, grazie all’avvento dello smart working e del lavoro agile, stiamo assistendo a una potente trasformazione sociale, non più basata sul potere che l’azienda esercitava sul nostro tempo libero.
Un tempo l’industria comprava il tempo dei suoi dipendenti, oggi si punta sul risultato che ogni lavoratore produce.
Nella cultura Maya si diceva che l’umanità avrebbe fatto un grande salto evolutivo cambiando un paradigma fondamentale, dal “tempo è denaro”, al “tempo è arte”.
E oggi se da una parte stiamo assistendo a una formula lavoro semplificata, più attenta alla realizzazione personale del lavoratore e rispettosa del suo tempo libero, dall’altra sta entrando proprio in crisi la dimensione del lavoro stesso con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale.
Tante domande si affacciano alla mente.
Cosa accadrà quando l’IA ci sostituirà in tanti lavori manuali e intellettuali, rendendo superfluo il contributo di molti uomini?
Come vivremo tra qualche anno quando scompariranno molti posti di lavoro in un settore già in crisi come quello lavorativo?
Quale sarà il sostentamento delle nuove generazioni?
Come si strutturerà la società?
Siamo in un momento epocale di grande sfida e forse è necessario recuperare un valore identitario forte che ci permetta di ritagliare perimetri e spazio per ciò che è propriamente umano, per ridefinire il nostro nuovo contributo nella dimensione sociale e per ridisegnare una società diversa, più creativa, dove l’IA cammina al nostro fianco alleggerendo il peso del lavoro vero e proprio ma non diventi sottrattiva e depauperante di ciò che è il valore umano intrinseco.
Ci vuole una nuova etica che permetta di preservare la dignità e il diritto al lavoro sganciati dalle logiche del potere oligarchico che impoverisce economicamente le masse e sterilizza il pensiero critico.
Non è più tempo dei mattoncini nel muro come cantavano i Pink Floyd in “Another brick in the Wall”.
Con l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro siamo su un punto liminale, un amo al risveglio collettivo, al passaggio dalla dimensione dormiente del mito della caverna platonico a un approccio realmente umano e non robotico, l’unico che ci permetterà di sopravvivere in quel mondo tecnocratico, virtuale e transumano dove stiamo entrando senza accorgercene.
Allora forse il 1 maggio, ed è quello che auspico, potrà diventare una festa simbolo di un lavoratore che si impossessa pienamente del suo diritto a vivere fuori dalle catene di una schiavitù primordiale, quella che si protrae da secoli e che ci ha visto lottare per rivendicare diritti che ci appartengono per nascita.