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  • Redazione
  • Gennaio 13, 2026
  • 3:29 pm
  • Il Click

Il contesto familiare e il contesto sociale sono tra i principali fattori all’origine della povertà educativa nella città di Napoli e nella sua area metropolitana. È quanto emerge dalla ricerca Barriere invisibili, nata dalla sinergia tra il Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e il Polo Ricerche di Save the Children con l’obiettivo di esaminare in profondità il fenomeno nel territorio napoletano.

L’indagine evidenzia che vivere in una famiglia a reddito basso o molto basso è tra le “barriere invisibili” più rilevanti che ostacolano il futuro per degli adolescenti napoletani: lo dichiara infatti il 12% degli intervistati, con un  5% che  ha affermato di vivere in condizioni “di grave deprivazione materiale”,  situazione che si rileva in particolare nelle periferie della città di Napoli (Scampia, Chiaiano, Piscinola, Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio) e per quanto riguarda l’area metropolitana nei comuni di Casoria, Afragola, Caivano, Cardito, Crispano, Acerra.

Ragazzi che, proprio in virtù delle condizioni familiari, oltre a frequentare la scuola, lavorano: il 6,7% tutti i giorni, il 16% saltuariamente, mentre il 21 per cento cerca lavoro. A ridurre il tempo dedicato allo studio, anche la necessità di doversi occupare di familiari e/o della casa in generale (12%).

Per quanto riguarda il giudizio sulla scuola, Il 59,4% del campione giudica “favorevolmente” la disponibilità di servizi offerti quali, ad esempio, corsi di recupero e attività culturali, mentre è negativo il giudizio relativo alle infrastrutture scolastiche come palestre, strumenti digitali, biblioteche, ritenute dal 43,3% del campione “insoddisfacenti”. Mura scolastiche entro le quali, il 12% degli intervistati dichiara di avere subito atti di bullismo.

Quasi la metà dei ragazzi e delle ragazze, pari al 46,5%,  non ha letto alcun libro nell’ultimo anno, al di fuori dei testi scolastici, mentre il 33,4 % afferma di essere connesso a dispositivi on line per più di 5 ore al giorno e il 54,9 % da 1 a 5 ore al giorno. Il 42,8 % non fa attività sportiva e solo il 13,1% frequenta un’associazione.

La ricerca, coordinata dalla docente federiciana Cristina Davino, è stata realizzata con il supporto del progetto GRINS (Growing Resilient, INclusive and Sustainable), finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Pnrr.

Con il sostegno dell’assessorato alla Scuola, Politiche sociali e Politiche giovanili della Regione Campania e dell’assessorato all’Istruzione Comune di Napoli, l’indagine ha potuto contare sulla partecipazione di oltre 55 Istituti scolastici e circa 25 enti del Terzo Settore e servizi sociali, tra cui il Gruppo di imprese sociali Gesco. Ha coinvolto 3800 studenti, di età compresa tra i 14 e i 19 anni, e 300 ragazzi che sono usciti dal circuito scolastico.

Lo studio ha adottato un approccio metodologico misto, combinando la raccolta di dati su vasta scala con interviste qualitative rivolte a esperti e operatori del settore.

Grazie al sostegno delle istituzioni locali, la ricerca mappa capillarmente le istanze degli adolescenti, offrendo una visione dettagliata delle loro aspirazioni future e del contesto in cui vivono.

E proprio rispetto al proprio territorio, gli intervistati indicano tra i motivi di insoddisfazione, la pulizia delle strade (63%), la percezione di insicurezza rispetto ad episodi di criminalità (41,6%), l’isolamento dovuto alla scarsità dei servizi pubblici (27,7%).  

La speranza (29,6%) e l’ansia (27,4%) sono i due stati d’animo prevalenti con cui i ragazzi guardano al futuro: la condizione di ansia affligge soprattutto le ragazze (34%), mentre circa il 10 % degli intervistati dichiara di non riflettere sul proprio domani. Dal campione analizzato emerge che i ragazzi non pensano di poter avere un futuro “appagante” restando in Italia o nel proprio luogo di residenza, mentre guardano con maggiore fiducia a un futuro all’estero. Il 50,9 % degli intervistati è convinto della necessità di sostenere i ragazzi e le ragazze in condizioni di difficoltà economiche, in modo che possano proseguire gli studi e inserirsi nel mondo del lavoro attraverso percorsi formativi di qualità per avere contratti stabili e una retribuzione adeguata (49,1 %).  

L’indagine pertanto mette in luce che gli ostacoli alla crescita dei giovani risiedono in deprivazioni sistemiche e multidimensionali. Le ‘Barriere invisibili’ rappresentano dunque quel complesso reticolo di mancanze sociali, familiari e ambientali che limitano lo sviluppo del potenziale dei minori.

“Abbiamo affrontato un tema importante con l’obiettivo di contribuire alla definizione e alla misurazione della povertà educativa – ha spiegato Cristina Davino, coordinatrice della ricerca – e fornire dei dati che il gruppo di ricerca mette a disposizione di tutti. Un aspetto interessante ed anche innovativo della ricerca è stato valutare non solo le opportunità fornite da famiglia, scuola e territorio, ma comprenderne anche gli esiti, le future aspirazioni, i sogni dei nostri studenti. C’è un notevole gap tra aspirazione e aspettativa e c’è sempre la voglia di andare a cercare altrove un futuro migliore. La mancanza di opportunità ha un impatto non solo sul rendimento scolastico ma sulla vita dell’individuo dal punto di vista delle capacità emozionali, relazioni, di gestione dello stress. Abbiamo fatto un lavoro con le studentesse e gli studenti, ascoltato la loro voce perché solo misurando un fenomeno si può conoscerlo realmente e si possono intraprendere delle azioni in merito”. 

“Prima nel suo genere in Italia, questa indagine così capillare non sarebbe stata possibile senza il protagonismo delle scuole, delle istituzioni locali e del terzo settore. E soprattutto grazie ai ragazzi e alle ragazze che ci hanno guidato ad individuare quelle “barriere invisibili” che ostacolano il loro futuro”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice Ricerca di Save the Children. “Insieme all’Università Federico II, vogliamo mettere questo patrimonio di dati e di analisi a disposizione di tutta la comunità educante. Con l’auspicio che quella di oggi sia solo una prima tappa di confronto e di approfondimento e che questa ricerca possa orientare in modo sempre più mirato le strategie di contrasto della povertà educativa”, conclude.

Immagine di Redazione

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