Il gruppo Gesco è accanto al suo presidente storico e fondatore Sergio D’Angelo che ha ricevuto nella giornata di ieri la notizia di essere stato rinviato a giudizio per le manifestazioni a sostegno di circa 300 lavoratori sociali che lo scorso anno sono scesi in piazza per scongiurare il licenziamento.
Si è trattato di manifestazioni pacifiche e senza alcun danno per la città e per le persone, che hanno visto manifestare non solo D’Angelo ma tutti i colleghi di Gesco che chiedevano alla Asl Napoli 1 Centro di fare un passo indietro e di evitare il licenziamento degli operatori, per la rescissione con anticipo del contratto di affidamento di alcuni servizi assistenziali e socio-sanitari.
“Abbiamo manifestato tutti pacificamente – ricorda il presidente di Gesco Giacomo Smarrazzo – è inaccettabile che si accusi Sergio D’Angelo, come se fosse il capopopolo di una rivolta e non il portavoce di una vertenza che continuiamo a ritenere giusta. È stata una manifestazione civile in ogni circostanza, dove abbiamo evidenziato l’importanza del lavoro sociale e la grave perdita che avrebbe rappresentato per centinaia di famiglie il licenziamento di circa trecento nostri operatori. Non c’è stato niente da fare: la Asl Napoli 1 Centro lo scorso anno ha deciso che così doveva andare. Ma mai ci siamo macchiati di reati di alcun tipo: né noi né, tantomeno, il fondatore di Gesco Sergio D’Angelo”.
“Noi siamo sempre stati coerenti con la nostra missione di educatori, di operatori sociali vicini alle persone più fragili e alle loro famiglie. Chi ora vuole puntare il dito contro Sergio D’Angelo deve sapere che lo punta contro tutto il nostro mondo”.
“La battaglie per il welfare e per l’occupazione non possono essere strumentalizzate – conclude Smarrazzo – Il diritto al lavoro non può diventare un caso giudiziario, a poche settimane dalle elezioni regionali che vedono Sergio candidato, in continuità con quanto fatto in questi anni e tenendo fede al suo percorso politico da sempre intrecciato con quello sociale”.