Non si fa in tempo a digerire l’anguria di Ferragosto, che già ti ritrovi il pandoro in offerta tre per due accanto alle ultime confezioni di crema solare.
Sì, signori: siamo ufficialmente entrati nell’epoca del Natale anticipato, quello che parte quando fuori ci sono 25 gradi e il costume da bagno è ancora in lavatrice.
Altro che 8 dicembre, la tradizione è ormai un concetto vintage, tipo il presepe di sughero o la tombola con il buontempone che dopo due numeri urla “quintina” .
Adesso già a settembre senti in lontananza la voce di Mariah Carey che si scongela, pronta a ricordarti che “All I Want for Christmas is You”, anche se tu vorresti solo un altro paio di settimane di pace senza il peso delle feste con amici, parenti e affini fino al terzo grado di parentela .
E mica è una sensazione: i numeri parlano chiaro. Secondo un’indagine di mUp Research per Facile.it, circa sei milioni di italiani hanno già comprato i regali di Natale — sì, a ottobre. C’è chi l’ha fatto per “anticiparsi”, chi per “evitare lo stress”, e chi, diciamolo, ha solo ceduto al Black Friday emozionale e assai ansiogeno. Le tredicesime? Arrivano a dicembre, ma l’ansia economica è più forte.
Non solo regali: 5,2 milioni di italiani hanno iniziato anche la corsa al cenone. Cotechini in freezer, torroni in dispensa, prosecco in frigo e dietologo in lacrime. Nel frattempo, 1,7 milioni di persone hanno già addobbato l’albero. Albero, eh, non bonsai: veri abeti vestiti di palle, nastri e mini-lucciole a luce calda.
A Napoli, nel centro storico, le luminarie sono già in fase di montaggio: il 15 e 16 novembre si accendono ufficialmente, decretando l’inizio del Natale partenopeo. Che poi “inizio” è un parolone: a metà novembre sembra già Capodanno, con tanto di foto sotto l’albero e post su Instagram con l’hashtag #ChristmasMood (che tradotto significa “mi arrendo al consumismo, ma almeno faccio contenti i follower”).
Ora, va bene tutto, ma un dubbio viene: non stiamo forse esagerando?
Cioè, cominciamo a parlare di Natale a settembre, e quando arriva il 25 dicembre siamo più saturi noi del pandoro ripieno di crema al caramello salato (l’anno scorso tutto era ripieno di caramello salato, sarà ancora così?).
Il rischio? Che persino Babbo Natale chieda ferie anticipate.
E non lo dico solo da rappresentante onorario del “partito dei Grinch”, ma anche per i fan della magia natalizia, quelli che si emozionano con le luci, i maglioni con le renne e gli struffoli della nonna. Davvero volete vivere tre mesi di Natale per poi arrivare alla Vigilia già stanchi, stressati e con il jingle di Mariah che vi rimbomba nel cervello come una condanna a vita?
Forse sarebbe il caso di riscoprire la tradizione, quella che dice che gli addobbi si fanno l’8 dicembre — non prima, non dopo. È una regola non scritta, ma sacra, come il obbligo di mettere le “papacelle” nell’insalata di rinforzo.
Anticipare troppo il Natale lo trasforma in una maratona di consumismo, una spremuta di festività che perde il succo della magia. A forza di cominciare presto, rischiamo di arrivare al 25 che non sopportiamo più Babbo Natale, le renne e tutti gli elfi.
Quindi sì, Mariah, puoi pure tornare nel freezer per un’altra settimana.
Facciamo i bravi: lasciamo che ottobre sia ottobre, novembre sia novembre, e che Natale — con tutto il suo luccichio, il suo profumo di struffoli fritti e la sua devastante nostalgia — resti quello che è sempre stato: un momento speciale, non un reality che dura tre mesi.