Dal 4 al 14 dicembre il Teatro San Ferdinando di Napoli ospita L’angelo del focolare, il nuovo e acclamato spettacolo scritto e diretto da Emma Dante, prodotto dal Teatro Nazionale di Napoli insieme al Piccolo Teatro di Milano, alla Compagnia Sud Costa Occidentale, a Carnezzeria e a una rete di prestigiosi teatri europei.
Sul palcoscenico, tra scene e costumi firmati dalla stessa regista palermitana, recitano Leonarda Saffi nel ruolo della moglie, Ivano Picciallo in quello del marito, David Leone nelle vesti del figlio e Giuditta Perriera nel ruolo della suocera. Le luci sono curate da Cristian Zucaro.
Lo spettacolo affronta con la forza poetica tipica del teatro di Emma Dante la drammatica realtà della violenza domestica. Al centro della vicenda c’è una famiglia in cui la brutale aggressione quotidiana del marito verso la moglie, un giorno, sfocia in un femminicidio: l’uomo uccide la donna colpendola alla testa con un ferro da stiro.
Ma la morte non segna la fine della sua storia. La donna, riversa a terra, resta imprigionata in una sorta di limbo domestico: nessuno le crede, nessuno vede la sua fine. Come un angelo del focolare condannato a non liberarsi mai, è costretta ogni giorno a rialzarsi e a ripetere le stesse azioni – preparare da mangiare, rassettare la casa, accudire il figlio e la suocera – mentre continua a subire la violenza del marito, la depressione del figlio e l’impotenza complice della suocera, incapace di condannare il figlio dispotico.
Ogni mattina la famiglia la ritrova morta, e ogni mattina la donna si rianima, riapre una moka chiusa troppo stretta e ricomincia da capo. Ogni sera, inevitabilmente, muore di nuovo, intrappolata in un ciclo infernale che non si esaurisce mai. Nella penombra della casa addormentata, prova a scrollarsi di dosso la sua vestaglia e spiccare il volo, ma ciò che le è concesso è soltanto l’intenzione del volo.
L’angelo del focolare è un lavoro intenso, visionario e doloroso, che parla con crudezza e poesia del peso delle aspettative familiari, della violenza normalizzata e della difficoltà – e urgente necessità – di spezzare i cicli dell’abuso.
Lo spettacolo contiene linguaggio esplicito e scene di violenza.