Dignità Autonome di Prostituzione invade ogni piano e ogni anfratto del Bellini fino all’11 gennaio, ed è la conferma che il pubblico oggi vuole andare a teatro per essere coinvolto. Il format di Luciano Melchionna mette lo spettatore sulla giostra dello spettacolo, abbattendo la quarta parete e decidendo, a ragion veduta, che di temi caldi – come la prostituzione – si può parlare anche giocando: con la musica, con la danza, con la recitazione, con la poesia. Sono quelle che nella “Casa chiusa dell’Arte” in cui si trasforma per l’occasione il teatro si chiamano “pillole di piacere”, offerte da attori e attrici in vestaglia e lustrini come prostitute e prostituti, che si lasciano scegliere dallo spettatore a suon di dollarini, dati in dotazione col biglietto d’ingresso.
Melchionna fa il pappone o Papi del bordello/circo, mentre al centro del teatro, allestito con meno sedie in platea e con uno spazio in mezzo al pubblico per la musica, si esibiscono gli artisti ospiti. Tanti quelli che si sono succeduti nel corso del tempo; quest’anno particolarmente apprezzati sono Maldestro, Dolores Melodia e Giovanni Block tra i musicisti, Priscilla per l’orgoglio gay, Veronica D’Elia (la Nelide della fiction tv del Commissario Ricciardi) come l’anarchica che guizza su e giù tra il pubblico. E non si sente mai la mancanza di guest star come Antonella Elia e Paola Barale, perché il cast è tutto sempre in magnifica forma.
La formula è più o meno sempre la stessa da diciotto anni, e allo spettatore basta sapere che non è chiamato solo a guardare uno spettacolo di varietà ma che può optare per cosa più gli piace, mettersi in fila per l’artista prescelto. E non si deve aspettare, però, che il gioco sia fine a sé stesso. Il tema della prostituzione c’è, ed è forte, solo declinato artisticamente.
Ho visto molte edizioni di Dadp (la sigla è nota) anche a Castel Sant’Elmo dove si sposta da anni d’estate. E sempre scelgo di seguire Lia: operaio di giorno, prostituto/travestito di notte. Questo non solo perché è il personaggio interpretato dal bravissimo Daniele Russo ma anche perché in Lia c’è la sintesi e il senso dello spettacolo, quello smascheramento del perbenismo che veste tutti con una patina di finzione. Ecco: Dadp ci dice che siamo tutti corrotti in qualche modo e tutti pronti a comprare ciò che più ci piace, arte compresa, come se fossimo sempre e costantemente in un mercato di emozioni e di sentimenti. L’attore che si traveste e cambia registro nell’arco di mezz’ora, passando dal brillante e ironico al rabbioso e vittimista, non rinuncia però a mettere gli spettatori di fronte a uno specchio. Tu donna incinta e dall’aria perbene, com’è che lo fai, il suono dell’orgasmo? Tu ragazzotto sbarbatello, com’è che ti piace di più?
Quindi chiamarlo “spettacolo” non va bene. Melchionna parla di “magia e sogno” del teatro, e dopo 18 anni, il suo Dignità autonome di prostituzione lo è, soprattutto perché mette a tu-per-tu lo spettatore e l’attore: e non sui social, ma faccia a faccia nel camerino di uno dei teatri più belli e “caldi” della città.
Per info e orari spettacoli: www.teatrobellini.it