“Edipo re” di Sofocle, nella regia di Gianmarco Cesario, è un allestimento che restituisce al mito la sua dimensione più arcaica e rituale. Considerata fin da Aristotele la più perfetta macchina tragica, l’opera sofoclea viene affrontata da Cesario a distanza di sette anni da una sua precedente lettura, con un impianto registico completamente rinnovato.
L’ambientazione nel mondo gitano non si configura come un semplice espediente estetico, ma come una scelta drammaturgica precisa, capace di ricondurre la tragedia a una dimensione popolare, viscerale e collettiva. Edipo diventa un uomo in fuga, privo di radici, schiacciato da un destino che lo insegue come un’ombra, mentre la comunità nomade che lo circonda vive il mito come un racconto ancestrale, tramandato attorno al fuoco.
Lo spettacolo va in scena al Teatro Instabile di Napoli, ed è prodotto da Talentum Production, in collaborazione con l’Accademia Vesuviana del Teatro e Cinema.
Spicca la prova di Gianni Sallustro, protagonista di un Edipo rigoroso e profondamente umano. L’attore attraversa con grande controllo l’intero arco tragico del personaggio: dal carisma iniziale del capo mosso dalla pietas per la sua gente vessata dalla peste, alla lenta e inesorabile discesa verso una verità rifiutata che porta all’inevitabile catastrofe finale.
Accanto a lui, la Giocasta di Simona Esposito emerge come figura centrale e dolorosa: è lei la vera protagonista tragica dello spettacolo, colei che orchestra gli eventi e ne resta fatalmente travolta. La sua interpretazione mette in luce con forza il ruolo della donna – ancor più significativo all’interno delle comunità sinti, di natura matriarcale – sottolineando la modernità di un personaggio schiacciato tra amore, potere e necessità.
Contribuiscono efficacemente all’equilibrio dell’allestimento anche Mario Brancaccio, Ciro Pellegrino, Vincenzo Merolla, Stefania Vella, Nicla Tirozzi, le cui interpretazioni rafforzano l’impianto drammaturgico senza mai sottrarre centralità al nucleo tragico. Intorno ai protagonisti, il lavoro corale – elemento fondante della visione di Cesario – trasforma la scena in uno spazio rituale, dove canti, gesti e presagi restituiscono alla tragedia la sua originaria natura di rito collettivo.
La regia, attenta a ogni dettaglio, privilegia la parola senza trascurare la precisione dei movimenti, degli sguardi e di tutto ciò che contribuisce a un gioco scenico di grande impatto emotivo.
Questo Edipo re riesce così a coniugare fedeltà al testo e attualizzazione, affrontando temi eterni come il rapporto tra destino e libertà, la ricerca della verità e la responsabilità individuale e collettiva. Una messinscena che parla al presente senza tradire il mito, confermando il teatro come luogo di confronto civile ed esperienza condivisa.
Ancora una volta Gianmarco Cesario si conferma un regista capace di lavorare sui classici con rigore e sensibilità, operando un attento lavoro di riscrittura scenica che rende i testi vivi e necessari. Uno spettacolo destinato a un sicuro successo.