Con Il custode, l’ultimo romanzo di Niccolò Ammaniti, lo scrittore romano conferma ancora una volta di essere una delle voci più originali e visionarie della narrativa contemporanea italiana. Già vincitore del Premio Strega con Come Dio comanda, Ammaniti torna a raccontare il lato oscuro dei legami familiari e dei desideri, scaraventando immediatamente il lettore in un luogo remoto e sospeso nel tempo: Triscina, piccolo paese siciliano di appena settecentoquaranta anime, che d’inverno sembra dissolversi tra ristoranti chiusi e strade deserte.
È qui che prende forma una favola nera che affonda le radici in millenni di storia e che trova il suo filo conduttore nella famiglia Vasciaveo, custodi di un segreto antico e indicibile. Dopo Anna, Ammaniti torna dunque in Sicilia, ma non nella Sicilia da cartolina. La sua è una terra di incantesimi e silenzi, di sospiri dietro gli scuri delle finestre e di donne quasi invisibili. Un universo isolato, quasi arcaico, che lo scrittore utilizza come spazio simbolico in cui il tempo sembra piegarsi e stratificarsi.
Al centro della storia c’è Nilo, tredicenne inquieto che vive schiacciato tra passato e presente: tra la mitologia greca e l’ipercontemporaneità delle pose sensuali di OnlyFans, tra rituali antichi e nuovi desideri. È proprio questo contrasto a rendere il romanzo una potente riflessione sulla crescita, sulla ribellione e sulla difficoltà di emanciparsi dai legami familiari.
Edito da Einaudi, Il Custode mescola con grande naturalezza, e con uno stile narrativo inconfondibile, crudeltà e tenerezza, provincia e mito, famiglia e rituale, desiderio e resistenza. Ammaniti dimostra ancora una volta il suo talento visionario: la sua scrittura è densa, quasi psichedelica, capace di concentrare in poche pagine vite, passioni e conflitti. In un romanzo relativamente breve riesce a racchiudere adolescenza e maturità, libertà e costrizione, sogno e paura.
Ancora una volta lo scrittore scava nelle disfunzioni della famiglia contemporanea, mostrando come i legami possano trasformarsi in nodi, catene invisibili che impediscono una reale emancipazione psicologica e sociale. Il romanzo diventa quasi un piccolo trattato sociologico sulla famiglia e sui suoi riti, sospesi tra arcaicità e modernità.
In questo senso, la vicenda di Nilo sembra riportarci ancora in Sicilia, nell’Aci Trezza dei Malavoglia di Verga: come se la sua storia riportasse nel presente il celebre “ideale dell’ostrica”, quella metafora pessimistica secondo cui le classi più umili possono salvarsi dalle insidie del mondo soltanto restando ancorate alla famiglia e alla tradizione, proprio come un’ostrica allo scoglio. Tentare il cambiamento significa esporsi al rischio della sconfitta.
Anche Nilo attraversa la legge del desiderio che da il via all’emancipazione ma ne resta in qualche modo travolto. Il suo conflitto è radicale: scegliere tra due forme di amore inconciliabili, quello carnale e quello materno. Si trova così stretto tra due famiglie matriarcali, tra due visioni opposte dell’esistenza: da una parte le regole della famiglia, dall’altra il richiamo della libertà.
Come molti romanzi di Ammaniti, anche Il custode possiede una forte dimensione cinematografica. Non è un caso che diverse sue opere siano state portate sul grande schermo da registi importanti: L’ultimo capodanno (1998) di Marco Risi, Branchie (1999) di Francesco Ranieri Martinotti, Io non ho paura (2003) e Come Dio comanda (2008) di Gabriele Salvatores, e Io e te (2012) di Bernardo Bertolucci. Anche questo nuovo romanzo sembra possedere tutte le caratteristiche per una futura trasposizione cinematografica.
Ma Il custode è anche, e forse soprattutto, un romanzo di formazione. Dentro la sua atmosfera oscura pulsa l’energia dell’adolescenza: le prime ribellioni, i sogni, i desideri che bruciano e che costringono a scegliere chi diventare.
E forse è proprio qui che il romanzo colpisce più a fondo. Perché dietro il segreto millenario, dietro i riti familiari e la paura, resta il cuore fragile di un ragazzo che scopre che crescere significa anche tradire qualcosa: la famiglia, il destino, o l’idea che gli altri hanno costruito per noi.
Ammaniti lo racconta con la sua consueta forza visionaria, ma anche con una tenerezza inattesa.
E quando si chiude l’ultima pagina resta una sensazione intima e inquieta: la consapevolezza che i segreti più difficili da custodire non sono quelli nascosti nelle case o nei bagni di famiglia, ma quelli che portiamo dentro di noi.
Il Custode – Marzo 2026 – Stile Libero Einaudi – pp. 176 – 16,50
