MAD in Naples è stata premiata dall’Università di Macerata con il Premio Inclusione 3.0, nella categoria Vita Indipendente e Progetti di Inclusione Sociale e Lavorativa.
Fondata da Antonio Procentese, MAD in Naples è una srl società benefit con sede a Napoli, impegnata in un modello di impresa inclusiva che unisce artigianato, economia sociale e innovazione culturale. Sul proprio sito propone collezioni di gioielli e accessori realizzati in collaborazione con artigiani e progettisti, valorizzando la creatività e le competenze delle persone in condizioni di fragilità e reinvestendo i ricavi in borse lavoro e percorsi formativi per promuovere l’autonomia, l’inclusione e l’inserimento socio-lavorativo. Il progetto si inserisce nel più ampio intento di creare reti comunitarie e relazioni positive fra servizi, imprese sociali e territorio, con l’obiettivo di generare opportunità reali di crescita e resilienza per chi affronta esperienze di disagio psichico.
Antonio Procentese ha attraversato il disagio psichico entrando in contatto diretto con i servizi pubblici di salute mentale, sperimentandone limiti e potenzialità. «In questo percorso di cura – racconta Procentese – la cooperazione sociale ha rappresentato un elemento decisivo di continuità e trasformazione: uno spazio intermedio capace di tradurre l’intervento sanitario in opportunità concrete di empowerment, partecipazione e inclusione sociale. Attraverso la cooperazione sociale ho potuto ricostruire competenze, relazioni e fiducia, intraprendendo un percorso di inserimento socio-lavorativo che non ha interrotto la presa in carico pubblica, ma l’ha estesa nel tempo e nello spazio della vita quotidiana. Un modello che non sostituisce il servizio pubblico, ma lo integra e lo rafforza, rendendo possibile il passaggio dalla cura individuale alla responsabilità collettiva, dal bisogno assistenziale alla cittadinanza attiva».
«Oggi, nel mio ruolo di manager nell’ambito della cooperazione sociale, tento di restituire senso a questo cammino, contribuendo alla costruzione di modelli di salute mentale di prossimità, comunitari e generativi, in cui le persone non siano definite dalla diagnosi ma riconosciute come risorsa per sé e per il territorio».
«Inclusione 3.0 non è solo un premio – conclude Antonio Procentese – ma la conferma che costruire opportunità concrete, relazioni autentiche e percorsi di autonomia è possibile. È il segno che l’inclusione, quando è reale, trasforma le vite — tutte. Questo traguardo è di chi ci crede ogni giorno, di chi cammina insieme a noi, di chi sceglie di guardare oltre i limiti per vedere possibilità».