“Le note della mia vita”, è l’autobiografia del maestro Gianni Aterrano, pubblicata da Iuppiter Edizioni, che sarà presentata venerdì 5 giugno alle ore 19 presso l’Istituto Francesco Denza di Napoli.
Pianista, compositore, arrangiatore e direttore artistico, Aterrano è stato uno dei protagonisti più autorevoli, seppur spesso lontano dai riflettori, della scena musicale napoletana del secondo Novecento. Attraverso le pagine del volume, l’autore ripercorre un’esistenza intrecciata alla storia della città e della sua musica, offrendo una testimonianza preziosa di un mondo artistico che ha segnato intere generazioni.
All’incontro parteciperanno, insieme all’autore, Antonio Parlati, direttore del Centro di Produzione Rai di Napoli, Giano Aveta, autore televisivo e radiofonico, e la giornalista Désirée Klain, che dialogheranno con il maestro sulle vicende raccontate nel libro e sul patrimonio culturale custodito nella sua memoria.
Nato a Napoli nel 1934, ottavo di dieci figli, Gianni Aterrano accompagna il lettore in un viaggio che attraversa quasi un secolo di storia. Dalle prime lezioni di pianoforte ricevute in casa grazie a un’insegnante tedesca fino agli anni d’oro della Galleria Umberto I, considerata negli anni Cinquanta il cuore pulsante dell’industria discografica napoletana, il racconto si snoda attraverso incontri, successi e momenti che hanno lasciato un segno profondo nella cultura musicale italiana.
Con la prefazione del giornalista e scrittore Pietro Gargano, il volume restituisce il ritratto di un artista che ha vissuto da protagonista l’evoluzione della canzone napoletana. Nel corso della sua carriera Aterrano ha ricoperto ruoli di primo piano presso importanti etichette discografiche come la Zeus di Espedito Barrucci e la King Universal di Aurelio Fierro, contribuendo alla diffusione di artisti e repertori che ancora oggi fanno parte della memoria collettiva.
Tra le pagine emergono episodi che sembrano appartenere a un’altra epoca. Come quando, appena tredicenne, scoprì un giovane talento destinato a diventare uno dei più amati interpreti italiani: Giovanni Calone, conosciuto poi dal grande pubblico come Massimo Ranieri. Oppure il ricordo dell’incontro con Eduardo De Filippo, davanti al quale compose all’istante una melodia sui versi di “E la neve cade, cade lentamente”, dimostrando una sensibilità artistica capace di trasformare le parole in musica nel giro di pochi istanti.
Non mancano i racconti legati ai grandi nomi della cultura e dello spettacolo che hanno incrociato il suo cammino: da Sergio Bruni a Mario Trevi, da Tony Astarita a Peppino Gagliardi, passando per Giacomo Rondinella, Don Jaime de Mora y Aragón e molti altri protagonisti della scena artistica italiana e internazionale.
“Le note della mia vita” restituisce anche il fascino di un periodo irripetibile, segnato dai Festival della canzone, dalle grandi orchestre composte da decine di musicisti, dalle tournée all’estero e dalle apparizioni televisive nelle trasmissioni che hanno fatto la storia del piccolo schermo con conduttori come Mike Bongiorno, Pippo Baudo e Corrado.
Ma il libro va oltre il semplice racconto autobiografico. È una testimonianza storica che documenta i cambiamenti della musica napoletana e della società italiana dal dopoguerra a oggi. Attraverso la sua esperienza personale, Aterrano racconta le trasformazioni di un patrimonio culturale che ha saputo evolversi senza mai perdere completamente la propria identità, pur attraversando momenti di crisi e profonde mutazioni.
Più che un memoir, dunque, il volume si presenta come un prezioso archivio di memorie, un atto d’amore verso Napoli e la sua tradizione musicale. Un’eredità che il maestro affida alle nuove generazioni con la consapevolezza di chi sente il dovere di custodire e tramandare il passato.
Perché, come scrive lo stesso Gianni Aterrano nelle pagine finali del libro, la musica non è soltanto una professione o una passione, ma il linguaggio stesso della vita: una melodia che accompagna il tempo, conserva i ricordi e continua a raccontare la storia di un popolo.