Con Bestiario di Parthenope, Fiorella Franchini realizza un’opera di grande spessore culturale che sfugge alle facili classificazioni. Non si tratta infatti di un semplice repertorio di animali fantastici, né di una raccolta di leggende napoletane, ma di un’indagine complessa e affascinante che attraversa secoli di storia, archeologia, antropologia, folklore, letteratura e arte per ricostruire il profondo rapporto tra Napoli e il mondo animale.
Alla base del volume emerge una ricerca rigorosa, sostenuta da un ricco apparato bibliografico e da un costante dialogo tra fonti storiche, testimonianze orali, cronache, tradizioni popolari e patrimonio monumentale. Franchini intreccia materiali provenienti da ambiti diversi, dimostrando come gli animali abbiano costituito per millenni uno dei linguaggi privilegiati attraverso cui i napoletani hanno interpretato il reale e l’invisibile, la natura e il soprannaturale, la storia e il mito.
Il concetto che tiene insieme l’intero lavoro è quello di Napoli come “città palinsesto”. Come un antico manoscritto riscritto più volte senza cancellare del tutto le tracce precedenti, Napoli conserva sotto ogni epoca gli strati di quelle che l’hanno preceduta. Ogni leggenda, ogni animale simbolico, ogni racconto popolare diventa così una traccia capace di mettere in comunicazione mondi lontanissimi tra loro. Il passato non scompare mai del tutto, ma continua ad affiorare nel presente sotto nuove forme.
Il viaggio prende avvio da Virgilio, al quale l’autrice dedica pagine particolarmente significative. Il poeta latino, trasformato dall’immaginario medievale in mago e protettore della città, rappresenta uno dei punti di partenza fondamentali per comprendere il rapporto tra Napoli e gli animali. Le sue creature magiche, sospese tra storia e leggenda, inaugurano un percorso che attraversa oltre duemila anni di memoria collettiva.
Da qui il lettore viene condotto in un universo popolato da figure straordinarie: il geco che si fa manifestazione della Bella ‘Mbriana, spirito benevolo delle case napoletane, il Monaciello che attraversa vicoli e palazzi, il misterioso coccodrillo di Castel Nuovo, la terrificante Papera Cugliuta ; le celebri murene di Publio Pollione, sospese tra storia romana e immaginazione popolare.
Accanto alle creature del mito e del folklore trovano spazio gli animali realmente esistiti, a dimostrazione della straordinaria ampiezza della ricerca. Le pagine dedicate ai dinosauri campani, ai celebri ritrovamenti di Ciro e Gennaro, mostrano come il bestiario napoletano affondi le proprie radici addirittura nella preistoria. Al tempo stesso il libro racconta vicende storiche sorprendenti, come l’amore di un principe per il proprio leone, episodio che rivela il valore simbolico e politico assunto dagli animali nelle corti del passato.
Ma il percorso non si arresta alla storia antica o moderna. Franchini spinge la sua indagine fino alla contemporaneità, arrivando agli animali esotici posseduti dai camorristi, simboli di potere e dominio che testimoniano come il rapporto tra uomini e animali continui ancora oggi a riflettere dinamiche sociali profonde. È uno dei molti aspetti che rendono il volume particolarmente originale: la capacità di collegare mondi apparentemente inconciliabili, mostrando la continuità di immaginari e simboli nel corso dei secoli.
Gli animali emergono ovunque: nelle pietre della città, negli stemmi, nelle chiese, nei racconti tramandati oralmente, nei reperti archeologici, nei giochi popolari come la tombola, dove costituiscono un sistema simbolico condiviso e immediatamente riconoscibile. Diventano così una chiave di lettura privilegiata per comprendere l’identità profonda di Napoli.
La scrittura di Franchini riesce nell’impresa non semplice di mantenere il rigore della ricerca senza rinunciare alla forza evocativa del racconto. Il risultato è un’opera colta ma accessibile, capace di parlare sia agli studiosi sia ai lettori curiosi, trasformando ogni capitolo in una scoperta.
Bestiario di Parthenope si rivela dunque molto più di un libro sugli animali. È una mappa culturale della città, una lettura originale della sua memoria stratificata, un viaggio che attraversa archeologia, folklore, storia, arte e immaginario collettivo. Soprattutto, è la dimostrazione che il vero testo sacro di Napoli non è racchiuso in un unico volume, ma continua a essere sussurrato nelle piazze, tramandato nelle storie popolari e scolpito per sempre nelle pietre della città.