La scuola campana si trova davanti a sfide sempre più complesse e non può affrontarle con strumenti ridotti. È il messaggio lanciato dalla FLC CGIL nel corso della riunione del Tavolo permanente per la scuola pubblica e per l’affermazione del diritto allo studio promosso dalla Regione Campania, un confronto che ha segnato l’avvio di un percorso di approfondimento destinato a coinvolgere istituzioni, parti sociali e mondo dell’istruzione.
Il sindacato ha accolto positivamente l’impostazione scelta dall’assessore Sergio D’Angelo Morniroli, sottolineando il valore di un metodo basato sul dialogo e sulla costruzione condivisa delle politiche pubbliche. Apprezzamento è stato espresso anche per i temi affrontati nella relazione introduttiva, che ha posto al centro questioni decisive come la dispersione scolastica, la povertà educativa, l’inclusione degli studenti con disabilità, il sistema integrato dell’infanzia e il protagonismo delle nuove generazioni.
Nel suo intervento, la FLC CGIL ha però richiamato l’attenzione su quella che considera una delle conseguenze più problematiche degli ultimi anni: il dimensionamento scolastico introdotto dalla legge di bilancio del 2023. Secondo il sindacato, la riorganizzazione imposta a livello nazionale ha avuto effetti particolarmente pesanti in Campania, determinando la nascita di istituti sempre più grandi e complessi da gestire.
In molti territori, comprese le aree interne della regione, si registrano scuole che superano ampiamente il migliaio di studenti. Una situazione che, secondo la federazione dei lavoratori della conoscenza, rende più difficile l’organizzazione delle attività educative e amministrative, soprattutto in assenza di un adeguato coordinamento tra scuola, enti locali e servizi socio-sanitari.
Tra le emergenze segnalate figura anche quella dell’edilizia scolastica. Per il sindacato la qualità dell’offerta formativa non può prescindere dalla sicurezza degli edifici e dagli investimenti nelle strutture. Da qui la richiesta di inserire il tema tra le priorità dei tavoli tecnici che accompagneranno il lavoro della plenaria.
La riflessione si è poi allargata al futuro dell’offerta formativa regionale. La FLC CGIL evidenzia come negli ultimi anni molti istituti superiori abbiano moltiplicato indirizzi e percorsi nel tentativo di attrarre iscrizioni, senza che questa espansione sia sempre stata accompagnata da una reale connessione con le esigenze dei territori e con le prospettive occupazionali dei giovani.
Secondo il sindacato, è arrivato il momento di aprire una discussione strutturata sulle filiere formative e sul rapporto tra istruzione, formazione professionale e mondo del lavoro. In questo contesto assume particolare rilevanza il dibattito sulla riforma del cosiddetto percorso “4+2”, che prevede una riduzione della durata degli studi superiori accompagnata da una maggiore integrazione con gli ITS. Una trasformazione che, secondo la FLC CGIL, deve essere valutata attraverso dati concreti e non attraverso semplificazioni o slogan.
L’organizzazione sindacale ha accolto con favore la proposta di un lavoro congiunto tra gli assessorati regionali competenti in materia di istruzione e lavoro, ritenendo fondamentale affrontare in maniera integrata il tema dell’orientamento e della costruzione dei percorsi formativi destinati alle nuove generazioni.
Sul piano politico, la richiesta più forte riguarda però il personale scolastico. Per contrastare davvero dispersione, disuguaglianze e povertà educativa, sostiene la FLC CGIL, servono più insegnanti, più collaboratori scolastici, più direttori dei servizi amministrativi e più dirigenti. Una richiesta che va oltre le competenze dirette della Regione, ma che chiama in causa il ruolo politico che l’ente può esercitare nei confronti del Governo e dei ministeri competenti.
Per il sindacato, la vera sfida consiste nel garantire ai giovani campani le stesse opportunità offerte nel resto del Paese. Un obiettivo che richiede investimenti strutturali, una programmazione di lungo periodo e la consapevolezza che la scuola rappresenta uno dei principali strumenti per costruire coesione sociale, crescita culturale e sviluppo economico.
Il confronto avviato al Tavolo permanente rappresenta dunque un primo passo. La partita che si apre riguarda non soltanto l’organizzazione del sistema scolastico regionale, ma la capacità di immaginare un futuro in cui il diritto allo studio diventi realmente il motore dell’inclusione e dell’uguaglianza sociale.