Ha celebrato il decimo anno di vita il progetto IV Piano gestito dalla cooperativa Era del gruppo Gesco all’interno della Casa Circondariale di Poggioreale. IV Piano è nato per offrire alle persone detenute con problemi di dipendenza, prestazioni ed attività di socializzazione, integrative a quelle sanitarie, durante il tempo della detenzione per rendere la pena coerente con le indicazioni costituzionali e delle leggi di settore, e per avviare e accompagnare percorsi personalizzati di misure alternative alla detenzione. Offre numerosi laboratori di attività (animazione, autobiografia, teatrali, artigianali) nel Padiglione Roma e negli altri nei quali sono ristretti persone tossicodipendenti. Promuove iniziative aperte alla partecipazione esterna (Gospel, concerti, mercatini) ai quali partecipano attivamente i detenuti tossicodipendenti. Lo spazio di servizio e orientamento del Progetto IV Piano dedicato alle misure alternative alla detenzione, ha attivato una rete nazionale di Comunità di Accoglienza accreditate che garantisce programmi individualizzati in queste strutture per oltre 130 persone all’anno. I risultati del progetto sono stati resi noti nei giorni scorsi durante un convegno interno al carcere con il procuratore generale presso la Corte d’Appello Aldo Policastro e la partecipazione, tra gli altri, dei responsabili dell’amministrazione penitenziaria del carcere e regionale, della Corte d’Appello di Napoli e del Tribunale di Sorveglianza. «La procedura di progettazione e di ottenimento della misura alternativa in comunità terapeutica – spiega Marinella Scala, referente del progetto per Era – è un iter che coinvolge innanzitutto la persona detenuta che decide di intraprendere un percorso di cura, ma che giunge a compimento solo grazie a un lavoro di rete che svolgiamo con i SerD, i tribunali, gli avvocati, le comunità terapeutiche, i funzionari giuridico-pedagogici. Perciò i tempi di attesa non sono brevi». Per le persone ancora in attesa di giudizio si aggirano intorno ai quattro mesi, mentre per i soggetti con pena definitiva la media di attesa sale a circa otto mesi: nel 2025 le persone detenute che hanno fatto ingresso in comunità terapeutica sono state 133. Alcol e storie di policonsumo quelle rilevate dai colloqui in carcere, con l’uso di crack estremamente diffuso: in molti casi è la sostanza che determina la perdita di controllo e il progressivo deterioramento della condizione personale. Per quanto riguarda la tipologia di reati commessi dalle persone con DUS prevalgono rapina, furto, truffa, estorsione e ricettazione, seguiti da quelli contro la persona – maltrattamenti, stalking e lesioni – spesso legati alle dinamiche familiari. Tra gli utenti ci sono anche senza dimora e stranieri, in diminuzione rispetto allo scorso anno.
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