Cosa si cerca in un’opera oggi? Sicuramente un’esperienza sensoriale, non solo uditiva, che rende intellegibile ai più qualcosa che, fino a poco tempo fa, era invece preclusa ai comuni mortali. A quelli che di lirica non capiscono nulla, a quelli che a teatro ci vanno solo per fare le sfilate di moda.
Allora l’operazione che fa il Teatro di San Carlo, di avvicinare un pubblico eterogeneo all’opera e alla musica, anche mescolando generi diversi, è solo da applaudire. E dieci minuti di applausi hanno salutato la prima di Turandot di Giacomo Puccini che mercoledì 15 luglio vede l’ultima recita (alle 20) nel Teatro di San Carlo, per la regia del quarantenne russo Vasily Barkhatov e una rilettura contemporanea che trasforma il libretto originale in un’esperienza onirica di pre-morte. Prodotta dal Massimo napoletano, diretta dal Maestro Vincenzo Milletarì alla guida dell’orchestra, con il coro preparato da Fabrizio Cassi e il coro di Voci Bianche diretto da Stefania Rinaldi, Turandot viene riproposta dopo aver inaugurato la stagione 2023/2024 e la Pechino imperiale del libretto originale viene sostituita da uno spazio che gioca con diversi immaginari onirici. Le scene di Zinovy Margolin con il video di Vsevolod Taran fanno pensare ai thriller in bianco e nero alla Hitchcock ma hanno anche un che di fumettistico e contribuiscono a dare all’opera, nel suo insieme, un andamento da soap opera: cruento, irrazionalmente drammatico, crudele, anche fatuo e stucchevole. Certo i costumi (Anna Verde riprende i costumi di Galya Solodovnikova) fanno pensare ora a Batman ora a Star Trek ora ancora alla Principessa di Ghiaccio alla Elsa, ma tutto questo non fa altro che contribuire a un melting pot narrativo e lirico che alla fine piace, perché non è didascalico, è moderno. Quella di calare dall’alto del palco un’automobile incidentata è un simbolo potentissimo che arriva dritto anche ai giovani e fa capire anche dei sottotesti di Turandot, fa sentire nel pubblico l’idea che la vita sia una specie di roulette russa, dove basta una mossa sbagliata per finire male.
La napoletana Anna Pirozzi è un’acclamatissima Principessa Turandot, un ruolo che torna a interpretare dopo averla affrontata al Covent Garden di Londra, al Metropolitan di New York e al Teatro alla Scala, accanto a Pretty Yende che invece affronta il ruolo per la prima volta e torna a Napoli dopo essere stata Mimì nella recente Bohème. Grande consenso anche per Calaf interpretato dal tenore americano Brian Jadge, sostituiti in alcune recite e in quella del 15 luglio da Olesya Golovneva (Turandot), Angelo Villari (Calaf) e Hasmik Torosyan (Liù).
Un grande successo, che anticipa di un anno il centenario di Puccini con Turandot al San Carlo: approdò a Napoli il 15 gennaio 1927, nove mesi dopo la prima assoluta alla Scala, mentre nel 1949 a interpretare la Principessa fu la divina Maria Callas.