Incisora e docente di Tecniche dell’Incisione Grafica presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, Agnese Brusca porta avanti una ricerca che coniuga il rigore della tradizione incisoria con le possibilità offerte dalla sperimentazione contemporanea. Attraverso il segno, la materia e il processo di stampa, il suo lavoro indaga il rapporto tra presenza e assenza, memoria e immaginazione, dando vita a opere in cui la tecnica diventa strumento di riflessione.
In questa intervista racconta il legame con Napoli, il valore dell’incisione nell’epoca del digitale, le prospettive della sua ricerca e il significato dell’opera Simulacro, realizzata per il Premio Lamberti.
Il patrimonio storico e culturale di Napoli rappresenta una presenza costante nel suo lavoro. In che modo la città influenza la sua ricerca e si riflette nella scelta dei soggetti delle sue incisioni?
La ricchezza culturale di Napoli è una fonte inesauribile di ispirazione e di riflessione. Il contesto urbano, inserito in un paesaggio straordinario, offre elementi visivamente ricchi e complessi, unendo forze opposte ma complementari che simboleggiano il contrasto tra luce e ombra, principio fondante della mia ricerca artistica.
La grafica d’arte richiede precisione, disciplina e rispetto dei tempi tecnici. Come riesce a conciliare questo rigore con la libertà espressiva?
Passione, metodo ed esperienza pratica costituiscono il tramite necessario per la mia libertà espressiva. La conoscenza approfondita delle potenzialità delle tecniche incisorie mi permette di esprimermi senza vincoli esecutivi, trasformando il rigore tecnico in uno strumento creativo.
Nel suo lavoro la matrice viene incisa, scavata e trasformata. Quali sono le principali sfide, tecniche ed emotive, nel tradurre un’idea su una lastra di metallo o di legno?
L’immaginazione è il medium fondamentale per tradurre visivamente il pensiero creativo. È ciò che mi guida nella scelta di un sistema di segni che diventa la struttura compositiva dell’incisione. Nella specularità dell’immagine stampata riconosco uno degli aspetti più significativi della mia pratica artistica.
In un panorama dominato dalla velocità del digitale e dalla riproducibilità immediata, quale significato assume oggi dedicarsi a una pratica artigianale come l’incisione?
La contemporaneità mette a disposizione strumenti tecnologici fondamentali per l’innovazione e la ricerca. Il legame con il sistema analogico, però, risiede nella tradizione, che custodisce la memoria della nostra evoluzione attraverso il sapere manuale. Le esperienze sensibili alimentano la creatività ed evocano un patrimonio di conoscenze tramandato nel tempo, lo stesso che continua a nutrire la mia dedizione all’arte incisoria.
Guardando al suo percorso e alle collaborazioni realizzate finora, quali nuovi territori di ricerca sente l’esigenza di esplorare?
La mia attività si concentra sull’analisi dei processi creativi e sulla progettazione di percorsi che favoriscano il dialogo tra il linguaggio della grafica d’arte e la cultura visiva delle nuove generazioni. L’integrazione tra metodologie tradizionali, sperimentazione e nuove tecnologie rappresenta oggi uno degli ambiti di ricerca che considero più stimolanti. La realizzazione di progetti condivisi continua a essere una parte essenziale del mio lavoro.
Per il Premio Lamberti ha realizzato Simulacro. Ci racconta quest’opera e il suo significato?
Simulacro appartiene a una serie di incisioni accomunate dal tema dell’assenza. L’immagine di riferimento perde il suo legame diretto con il mondo reale e ciò che appare nella forma esteriore diventa, allo stesso tempo, rappresentazione dell’assenza e affermazione del valore della presenza. L’opera invita a riflettere sul rapporto tra ciò che vediamo e ciò che resta invisibile, affidando al segno inciso il compito di evocare una memoria che supera la semplice rappresentazione.