Dal 21 ottobre al 1° novembre, il palcoscenico del Teatro Mercadante il regista Roberto Andò affianca due capolavori del Novecento, L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett e Press conference di Harold Pinter, componendo un dittico potente ed emblematico affidato alla straordinaria interpretazione di Renato Carpentieri. Al centro di questo ambizioso progetto si colloca una riflessione profonda sul rapporto indissolubile che lega la parola, la memoria e l’esercizio del potere.
Il percorso drammaturgico prende il via con il monologo beckettiano, nella classica traduzione di Carlo Fruttero, dove il cuore della scena è occupato da un dialogo impossibile. Un uomo solitario ascolta la propria voce incisa su nastro tre decenni prima, trovandosi costretto a un doloroso e intimo confronto con il fantasma di se stesso. La parola si trasforma così in un archivio di residui e tracce, mentre la memoria diventa un vero e proprio campo di battaglia. Carpentieri dà vita a un Krapp che si fa archivista del nulla, muovendosi in un precario equilibrio tra una lucida e struggente ironia e l’inevitabilità della disfatta.
In un ideale quanto inquietante contrappunto, la regia di Andò scivola poi nell’opera breve di Pinter, tradotta da Alessandra Serra, dove il conflitto si sposta bruscamente dalla dimensione privata alla sfera pubblica. Qui un portavoce governativo risponde alle domande dei giornalisti con frasi apparentemente melliflue ma intrinsecamente feroci. Attraverso il sarcasmo affilato tipico della scrittura pinteriana, la pièce mette a nudo i meccanismi di manipolazione del linguaggio politico, svelando il potere nella sua forma di spietato dispositivo di controllo.
Il corto circuito tra i due testi rivela due declinazioni complementari dell’esistenza umana. Se nella visione di Beckett la voce registrata scava nel profondo dell’identità fino a farne emergere il vuoto, in Pinter la voce ufficiale fabbrica ad arte un vuoto di senso per consolidare il proprio dominio. La solitudine dell’uomo di fronte al tempo ormai perduto si specchia in quella dell’uomo di potere arroccato contro la verità, dando forma a un unico e coerente discorso teatrale sulla responsabilità e sul peso delle parole.
Prodotto dal Teatro di Napoli – Teatro Nazionale in coproduzione con la Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival, lo spettacolo avvale della presenza sul palco del giovane Agostino Cossia e delle voci registrate della stampa interpretate da Valentina Acca, Annalisa D’Amato, Patrizia Lopez, Andrea Renzi e Lorenzo Vacalebre. Gianni Carluccio cura scene e luci, Daniela Cernigliaro i costumi e Hubert Westkemper la progettazione del suono, contribuendo a creare un’atmosfera sospesa e di grande impatto sensoriale.