Vai al contenuto
Ultimissime

Il Salotto della Sfinge ad Anacapri, l’ Enigma il tema della nuova edizione

Prova costume ed estetica del quotidiano, gli errori da non fare

toni servillo Capri celebra Toni Servillo: all’attore il Premio Faraglioni Capri International 2026

mostre autunno gallerie d'italia Gallerie d’Italia, un autunno tra Leonardo, Tiepolo, fotografia e arte contemporanea

alessandra muto Alessandra Muto, l’arte come esplorazione di linguaggi e possibilità

  • Home
  • REDAZIONE
  • CONTATTI
  • Home
  • REDAZIONE
  • CONTATTI
  • HOME
  • REDAZIONE
  • HOME
  • REDAZIONE
  • CONTATTI
  • CONTATTI

Storie dimenticate: la strage dei valdesi

Di Ida Palisi / 6 Dicembre 2021

Worms, 18 aprile 1521: dinanzi al Reichstag riunito dal giovane imperatore Carlo V, un monaco agostiniano, docente all’Università di Wittenberg, si rifiuta di abiurare le sue idee in materia di fede. Il suo nome è Martin Lutero. Aveva inizio così, cinquecento anni fa, lo scisma religioso che avrebbe messo in crisi, agli albori dell’età moderna, la coscienza europea.  

Se prima di allora i movimenti ereticali erano stati sempre ricondotti all’obbedienza, questa volta ci si trovava di fronte ad una situazione del tutto nuova ed inaspettata. Se ne rese conto, anche se tardivamente, lo stesso Carlo V quando vide naufragare nella dieta di Augusta del 1530 ogni tentativo per dirimere le già profonde e difficilmente sanabili divergenze. Certo è che nel terzo decennio del secolo il movimento protestante continuava ad espandersi senza sosta: dalla Germania aveva raggiunto i paesi dell’Europa centrale, poi quelli scandinavi, l’Inghilterra, la Francia e focolai cominciavano ad intravedersi anche in Spagna ed in Italia. L’unità della chiesa non appariva più garantita, nonostante si stesse delineando in Europa, dopo la battaglia di Pavia (1525) e la pace di Cambrai (1529), un nuovo assetto geopolitico saldamente controllato da Don Carlos¸ re cattolico e imperatore sacro e romano.
 
Ma fu solo a partire dagli anni Quaranta, di fronte alle ripetute e fallite mediazioni tra le parti in causa, che si registrarono le offensive più energiche: da parte della chiesa, con il riconoscimento della Compagnia di Gesù, l’istituzione dell’Indice dei libri proibiti e la riorganizzazione del Tribunale dell’Inquisizione. Da parte della diplomazia imperiale, divisa tra i due teatri più deboli dello scacchiere europeo: quello germanico, reso instabile dall’atteggiamento renitente dei principi protestanti, le cui spinte autonomistiche in chiave antiasburgica erano sollecitate e sovvenzionate dal nemico francese. E quello del Mediterraneo, dopo che il pesante scacco subìto nel 1541 sotto le mura di Algeri, la città avamposto della pirateria nel Mediterraneo occidentale, aveva fatto dimenticare in fretta il trionfo di Tunisi di qualche anno prima. Inoltre, un nuovo protestantesimo stava prendendo piede a Ginevra con Calvino. 
 
La storica vittoria di Mühlberg del 1547 sul fronte più agguerrito della resistenza protestante, quello sassone, avrebbe chiarito in quale direzione gli sforzi imperiali si sarebbero orientati da quel momento in poi. Ma essendo la fede incoercibile, all’obbedienza dei principi non fece seguito quella dei popoli. Lo capì bene l’Imperatore, che si vide costretto nel 1555, l’anno della sua abdicazione, a concedere la libertà di culto nei territori asburgici. Alla metà del secolo di ferro, l’Europa non appariva più Regnum esclusivo della Sanctae Ecclesiae. Il cristianesimo riformato convinceva e piaceva. Alla politica, che ne fece uno strumento di equilibrio, in un periodo in cui le alleanze si facevano e disfacevano in ragione dei giusti contrappesi al potere dominante; al capitalismo finanziario, che vedeva nella nuova morale protestante, soprattutto nella sua versione calvinista, una nuova etica sociale coerente con le aspettative dei ceti medi in ascesa; a molti cattolici, che da tempo auspicavano una riforma della chiesa romana, la cui missione sembrava essersi ridotta “ad estorcere tasse ed a nutrire cortigiane”. Intanto, il più volte reclamato Concilio fu convocato a Trento ma alla fine non riconciliò assolutamente nulla: la Riforma continuò ad espandersi come un fiume in piena. Fino a penetrare in Italia, nel paese più devastato dalla lunga guerra, dalla fisionomia irriconoscibile rispetto a pochi decenni prima, di cui conserviamo ancora oggi segni evidenti nell’organizzazione dello Stato, delle sue tante monadi in cui ci appare diviso e la cui mancata, comune partecipazione alla progettualità sociale ha prodotto e tuttora produce un vuoto che turba sia la politica pratica sia le strutture deontologiche della società.   
 
Frantumazioni ben più evidenti si ebbero nel Mezzogiorno, dove a partire dal quarto decennio del Cinquecento, ossia dal momento in cui si era assestato il dominio spagnolo, la sintesi tra società e classe dirigente fu scossa da nuove, profonde contrapposizioni che si aggiunsero alle vecchie. Lo sviluppo delle esigenze di accentramento, la necessità di controllare le forze centrifughe e particolaristiche interne portarono ovunque allo scontro tra due culture: la tecnica dei giuristi e la marziale degli aristocratici. Infatti il metodo di governo del pactismo, di tradizione aragonese, contrattualistica e di carattere costituzionale, si era radicato nella dialettica politica del Regno in forme più ideali che reali e non riuscì ad impedire l’impatto tra le due concezioni e tra i due gruppi di potere. Che si risolse con la vittoria dei togati. La forte compressione cui l’aristocrazia di spada venne sottoposta produsse in quel ceto un sentimento di frustrazione e di vendetta antispagnola, che esplose nella rivolta popolare del 1547 contro il Sant’Uffizio, nel tradimento (1552) del più potente tra i feudatari del Regno, Ferrante Sanseverino d’Aragona, principe di Salerno, ed infine nella folle e personale guerra di un Papa napoletano e nobile nel 1556 (Paolo IV Carafa). 
 
I tentativi di liberarsi del dominio hispanico e le conseguenze negative del loro fallimento bloccarono ogni intraprendenza. Era ormai a tutti chiaro che il primato della nobiltà come classe dirigente poteva sopravvivere a patto che essa fosse in grado di rinnovare i vecchi statuti cavallereschi, aggiornando la propria mentalità e dando prova di affidabilità. Fu il diffondersi del protestantesimo a offrire questa opportunità dopo la morte di Pedro di Toledo (1553), in un clima sociale rinnovato e più disteso. La soluzione era una crociata politico-religiosa, che avrebbe conquistato il favore di Filippo II, riconciliato la Fidelissima ciudad con la Corona e ricompattato in un unico fronte le forze ecclesiastiche con quelle civili e feudali. L’offensiva non si fece attendere. A farne le spese fu una piccola comunità di Valdesi, pacifici ed inermi contadini, provenienti dalle valli occitane del Piemonte ed insediatisi sin dal XIII secolo in alcune terre della Calabria Citeriore: Guardia, Montalto e San Sisto. L’unico torto di quella povera gente era stato quello di convertirsi alla fede riformata. Una infamia che non poteva passare inosservata. Nel giugno del 1561, in pochi giorni, l’appennino calabro si tinse di rosso, del sangue di circa duemila onesti ugonotti, che furono trucidati e sgozzati come animali in fuga dall’odio fanatico delle milizie mercenarie di Ascanio Caracciolo, composte da banditi e fuorusciti disperati e senza scrupolo, su cui era totale il controllo del potere feudale. Di quel “sacro macello”, della nostra “strage di San Bartolomeo”, dovremmo tenere meglio viva la memoria.
 
Due secoli dopo, all’analisi di quelle tragedie sanguinose, meglio note come guerre di religione, Voltaire dedicò un trattato, un capolavoro del pensiero illuministico maturo, destinato a diventare un autentico best-seller. Se siamo figli della fragilità, fallibili e inclini all’errore, questa la tesi principale sostenuta dal grande philosophe, l’unica soluzione per garantire la pacifica convivenza tra gli uomini non può che essere dialogica e relativistica. Spetta dunque allo Stato, inteso come potere convenzionale, il compito di farsi arbitro ed interprete imparziale dei comuni interessi, di regolare lo statuto sociale di una comunità, di punire i comportamenti e non le opinioni, di tutelare le diversità. I valori sociali poiché nascono dall’esperienza e dal confronto cambiano continuamente, sono precari ma gli unici su cui possiamo fare affidamento. E vanno tutelati da ogni pretesa idealistica, ontologica, in una parola Assoluta. Riflessioni profonde, ancora oggi molto attuali, che maturarono all’indomani del caso Calas, il commerciante ugonotto condannato al rogo dai magistrati, i “fanatici a sangue freddo”, con l’accusa infondata di aver ucciso uno dei figli per impedirgli di convertirsi alla fede cattolica. Voltaire si espose in sua difesa e riuscì ad ottenere dal Parlamento di Parigi la riapertura del processo, perché “l’onore dei giudici consiste, come quello degli altri uomini, nel riparare i loro errori”. La memoria di Jean Calas venne completamente riabilitata. Gran parte dell’opinione pubblica europea si appassionò a quella vicenda e fece sentire forte il proprio grido di giustizia: écrasez l’Infâme!   
 

Raffaele Iovine 

Storico

Presidente Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus

 

Nota della redazione: Inauguriamo con questo articolo la nostra rubrica di storia dedicata ai fatti meno noti che hanno segnato il destino del Mezzogiorno. 

Precedente

Che follia: riapre il primo social bazar di Napoli

Successivo

Agendo #trentanni. Torna l’agenda solidale che fa bene al verde urbano

IL CLICK

SOCIALE

PENSIERI
& PAROLE

LYFESTYLE

EVENTI

VIDEO

Napoliclick è un portale quotidiano di informazione sociale e culturale pubblicato dalla cooperativa Nclick.

Facebook Instagram X-twitter Youtube
Categorie
  • Primo Piano
  • Notizie
  • Incontri
  • Arte
  • Teatro
  • Musica
  • Libri
  • Visioni
  • Televisione
  • Primo Piano
  • Notizie
  • Incontri
  • Arte
  • Teatro
  • Musica
  • Libri
  • Visioni
  • Televisione
Napoliclick.it
  • Email: info@napoliclick.it
  • Phone: 0817872037
  • interno: 220/224

Presso Gesco – Gruppo di Imprese Sociali
Via Vicinale S. Maria del Pianto, 36 complesso polifunzionale Inail – Torre 1, 9° piano – 80143 Napoli

© 2025 – Napoliclick testata giornalistica registrata al Tribunale di Napoli al numero 45 del 18.07.2014 – Direttore Ida Palisi​

Usiamo i cookie per fornirti la miglior esperienza d'uso e navigazione sul nostro sito web.

Puoi trovare altre informazioni riguardo a quali cookie usiamo sul sito o disabilitarli nelle .

Torna in alto
Powered by  GDPR Cookie Compliance
Panoramica privacy

Privacy Policy

Chi siamo

L’indirizzo del nostro sito web è: https://napoliclick.it

Commenti

Quando i visitatori lasciano commenti sul sito, raccogliamo i dati mostrati nel modulo dei commenti oltre all’indirizzo IP del visitatore e la stringa dello user agent del browser per facilitare il rilevamento dello spam.

Una stringa anonimizzata creata a partire dal tuo indirizzo email (altrimenti detta hash) può essere fornita al servizio Gravatar per vedere se lo stai usando. La privacy policy del servizio Gravatar è disponibile qui: https://automattic.com/privacy/. Dopo l’approvazione del tuo commento, la tua immagine del profilo è visibile al pubblico nel contesto del tuo commento.

Media

Se carichi immagini sul sito web, dovresti evitare di caricare immagini che includono i dati di posizione incorporati (EXIF GPS). I visitatori del sito web possono scaricare ed estrarre qualsiasi dato sulla posizione dalle immagini sul sito web.

Cookie

Se lasci un commento sul nostro sito, puoi scegliere di salvare il tuo nome, indirizzo email e sito web nei cookie. Sono usati per la tua comodità in modo che tu non debba inserire nuovamente i tuoi dati quando lasci un altro commento. Questi cookie dureranno per un anno.

Se visiti la pagina di login, verrà impostato un cookie temporaneo per determinare se il tuo browser accetta i cookie. Questo cookie non contiene dati personali e viene eliminato quando chiudi il browser.

Quando effettui l’accesso, verranno impostati diversi cookie per salvare le tue informazioni di accesso e le tue opzioni di visualizzazione dello schermo. I cookie di accesso durano due giorni mentre i cookie per le opzioni dello schermo durano un anno. Se selezioni "Ricordami", il tuo accesso persisterà per due settimane. Se esci dal tuo account, i cookie di accesso verranno rimossi.

Se modifichi o pubblichi un articolo, un cookie aggiuntivo verrà salvato nel tuo browser. Questo cookie non include dati personali, ma indica semplicemente l’ID dell’articolo appena modificato. Scade dopo 1 giorno.

Contenuto incorporato da altri siti web

Testo suggerito: Gli articoli su questo sito possono includere contenuti incorporati (ad esempio video, immagini, articoli, ecc.). I contenuti incorporati da altri siti web si comportano esattamente allo stesso modo come se il visitatore avesse visitato l’altro sito web.

Questi siti web possono raccogliere dati su di te, usare cookie, integrare ulteriori tracciamenti di terze parti e monitorare l’interazione con essi, incluso il tracciamento della tua interazione con il contenuto incorporato se hai un account e sei connesso a quei siti web.

Con chi condividiamo i tuoi dati

Se richiedi una reimpostazione della password, il tuo indirizzo IP verrà incluso nell’email di reimpostazione.

Per quanto tempo conserviamo i tuoi dati

Se lasci un commento, il commento e i relativi metadati vengono conservati a tempo indeterminato. È così che possiamo riconoscere e approvare automaticamente eventuali commenti successivi invece di tenerli in una coda di moderazione.

Per gli utenti che si registrano sul nostro sito web (se presenti), memorizziamo anche le informazioni personali che forniscono nel loro profilo utente. Tutti gli utenti possono vedere, modificare o eliminare le loro informazioni personali in qualsiasi momento (eccetto il loro nome utente che non possono cambiare). Gli amministratori del sito web possono anche vedere e modificare queste informazioni.

Quali diritti hai sui tuoi dati

Se hai un account su questo sito, o hai lasciato commenti, puoi richiedere di ricevere un file esportato dal sito con i dati personali che abbiamo su di te, compresi i dati che ci hai fornito. Puoi anche richiedere che cancelliamo tutti i dati personali che ti riguardano. Questo non include i dati che siamo obbligati a conservare per scopi amministrativi, legali o di sicurezza.

Dove i tuoi dati sono inviati

I commenti dei visitatori possono essere controllati attraverso un servizio di rilevamento automatico dello spam.

Cookie strettamente necessari

I cookie strettamente necessari dovrebbero essere sempre attivati per poter salvare le tue preferenze per le impostazioni dei cookie.

Cookie di terze parti

Questo sito Web utilizza Google Analytics per raccogliere informazioni anonime come il numero di visitatori del sito e le pagine più popolari.

Mantenere questo cookie abilitato ci aiuta a migliorare il nostro sito Web.

Cookie aggiuntivi

Questo sito Web utilizza i seguenti cookie aggiuntivi:

(Elenca i cookie che stai utilizzando sul sito web qui.)