“A casa tutti bene” è lo spettacolo in scena al teatro Diana fino all’8 marzo affidando al teatro una storia che nasce per il cinema e che ora trova una nuova dimensione davanti al pubblico. A firmare testo e regia è Gabriele Muccino, con la collaborazione di Marcello Cotugno e Irene Alison, in un adattamento che non tradisce l’origine cinematografica ma la trasforma in materia viva, pulsante, da palcoscenico.
Lo spettacolo, tratto dal film omonimo prodotto da Lotus Production – società del gruppo Leone Film Group con Rai Cinema – e scritto dallo stesso Muccino con Paolo Costella, conserva il cuore del racconto: una famiglia che si riunisce nella casa di sempre per celebrare l’ottantesimo compleanno della madre, Alba. È un’occasione di festa che si incrina quasi subito, lasciando emergere ciò che per anni è rimasto sommerso. Vecchi rancori, gelosie, frustrazioni, tradimenti, desideri mai sopiti. La casa diventa un campo magnetico in cui ogni sguardo pesa, ogni parola può ferire, ogni silenzio racconta più di un monologo.
In scena ci sono: Giuseppe Zeno e Anna Galiena, insieme ad Alice Arcuri, Ilaria Carabelli, Maria Chiara Centorami, Lorenzo Cervasio, Simone Colombari, Vera Dragone, Sandra Franzo, Alessio Moneta e Celeste Savino. Undici personaggi che intrecciano relazioni complesse, fatte di alleanze provvisorie e scontri inevitabili, in un continuo oscillare tra bisogno di appartenenza e desiderio di fuga. Ognuno porta con sé una ferita e una speranza, un’idea di futuro che si scontra con la realtà di un presente fragile.
La casa di famiglia si fa microcosmo, spazio chiuso ma densissimo, dove le dinamiche esplodono senza possibilità di evasione. Il pubblico non è semplice spettatore: respira la stessa aria, avverte la tensione che si accumula, si riconosce nelle fragilità che affiorano. Il teatro, con la sua immediatezza, amplifica le emozioni e rende ogni conflitto più vicino, quasi personale.
Le musiche di Nicola Piovani, curate da Pasquale Filastò, accompagnano con delicatezza e profondità i passaggi emotivi, mentre le scene di Roberto Crea, i costumi di Angelica Russo e le luci di Marco Macrini restituiscono l’intimità e la claustrofobia della casa.
Nella sua nota, Muccino parla di questa trasposizione come di un’avventura e di una naturale evoluzione. Portare “A casa tutti bene” a teatro significa, per lui, scavare ancora più a fondo nell’essenza della famiglia, nelle sue imperfezioni e nei suoi conflitti. È un racconto universale, in cui ciascuno può riconoscere qualcosa di sé: un amore complicato, un rapporto irrisolto, una parola mai detta. Ed è proprio in questa possibilità di rispecchiamento che lo spettacolo trova la sua forza più autentica, offrendo un’esperienza intima e intensa, capace di lasciare nello spettatore una domanda sospesa: cosa significa, davvero, sentirsi a casa?