Uno dei simboli più celebri della scultura dell’antichità torna protagonista a Pompei. Il Parco Archeologico ha presentato la nuova ricostruzione scientifica in bronzo del Canone di Policleto, un’opera che rappresenta l’ideale di armonia e proporzione dell’arte classica e che, ancora oggi, continua a influenzare la cultura occidentale.
La presentazione si è svolta alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, del direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel e del procuratore della Repubblica di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso, che ha richiamato l’importanza della tutela del patrimonio archeologico.
La ricostruzione inaugura un ambizioso progetto di valorizzazione delle matrici storiche della ex Fonderia Chiurazzi, recentemente acquisite dal Parco Archeologico per evitarne la dispersione e restituire al pubblico un patrimonio artistico di straordinario valore. Per oltre un secolo quelle matrici hanno consentito la realizzazione di copie delle più importanti opere dell’arte antica, contribuendo alla loro diffusione in tutto il mondo.
Il Canone, scolpito da Policleto intorno al 440 a.C., è considerato il manifesto della perfezione del corpo umano secondo i principi matematici dell’equilibrio e delle proporzioni. L’originale greco è andato perduto, come gran parte delle statue bronzee dell’epoca classica, ma la sua immagine è sopravvissuta attraverso numerose copie romane, molte delle quali rinvenute proprio tra Campania e Lazio.
La nuova ricostruzione nasce da oltre un secolo di studi e da una collaborazione internazionale tra studiosi e istituzioni italiane, greche e tedesche. Per il corpo è stata utilizzata come riferimento la celebre copia in marmo scoperta nella Palestra Sannitica di Pompei, mentre la testa è stata ricostruita prendendo a modello un busto bronzeo proveniente dalla Villa dei Papiri di Ercolano, ritenuto particolarmente vicino all’originale.
Rispetto alla ricostruzione realizzata in Germania agli inizi del Novecento, il nuovo progetto introduce importanti novità scientifiche. La prima riguarda la policromia: la statua restituisce l’idea che le sculture greche fossero originariamente colorate, superando l’immagine, ormai radicata ma storicamente inesatta, del marmo completamente bianco.
La seconda innovazione interessa l’identità stessa dell’opera. Secondo le più recenti ricerche archeologiche, la figura non impugnerebbe una lancia, come tradizionalmente ritenuto, bensì un giavellotto leggero. Una differenza che potrebbe modificare una delle convinzioni più consolidate della storia dell’arte, distinguendo il Canone dal celebre Doriforo, finora spesso identificati come la stessa statua.
Per il ministro Alessandro Giuli, la ricostruzione rappresenta molto più di un semplice recupero artistico. «Il Canone di Policleto restituisce al pubblico una lingua universale fondata sull’armonia. È un’opera che unisce ricerca, identità culturale e dialogo tra i popoli, valori che il Ministero continuerà a sostenere attraverso progetti di questo livello», ha dichiarato.
Il direttore Gabriel Zuchtriegel ha invece sottolineato il valore culturale e simbolico dell’iniziativa, spiegando come le matrici della storica Fonderia Chiurazzi abbiano bisogno di essere utilizzate per conservarsi. «Si deteriorano se rimangono inutilizzate, proprio come il patrimonio classico rischia di perdere significato se non continua a vivere nelle scuole, nei musei e nella società», ha osservato.
L’obiettivo del Parco è infatti duplice: valorizzare un patrimonio unico e rilanciare un’antica tradizione artigianale napoletana, ancora oggi custodita da fonderie che lavorano con la tecnica della fusione a cera persa, la stessa impiegata dagli scultori greci oltre duemilaquattrocento anni fa.
Il progetto assume anche un’importante valenza scientifica. Attraverso l’archeologia sperimentale, la ricostruzione permette infatti di comprendere meglio le tecniche produttive dell’antichità e conferma il ruolo centrale dei contesti archeologici vesuviani nello studio dell’arte greca. Le copie romane rinvenute a Pompei, Ercolano e Stabia, infatti, sono fondamentali per ricostruire l’aspetto delle opere originali ormai scomparse.
Con questa iniziativa Pompei rafforza il proprio ruolo non soltanto come luogo di conservazione del passato, ma anche come laboratorio internazionale di ricerca, capace di coniugare archeologia, innovazione e valorizzazione del patrimonio culturale, dimostrando come il mondo classico possa continuare a parlare al presente e contribuire allo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio.