Annalisa Madonna artista poliedrica di intensa bravura si racconta e viene fuori un composito mondo di arte e musica.
Come si è formata artisticamente?
Nasco come pianista, in quanto mia madre è una pianista classica. Ma l’amore per il canto e per il teatro musicale hanno preso da subito il sopravvento.
Per cui ho iniziato dall’età di 15 anni gli studi di canto classico e arte scenica e drammatica.
Ho studiato sia in Italia che in Inghilterra arti performative destinate al musical e al melodramma.
Oggi molti cantanti, soprattutto usciti dai social, non reggono lo stress lavorativo. Lei a 19 anni ha avuto il suo primo contratto discografico, come ha resistito ai ritmi frenetici che la musica impone?
La cosiddetta gavetta per me è stata lunga ed essenziale ai fini della formazione come professionista e come artista.
Credo che comprendere fin da piccoli quanto questo sia importante, possa aiutare ad avere un percorso vario, ma con un suo equilibrio, una direzione realistica, soprattutto rispetto ai social che invece non offrono alcuna garanzia di continuità.
Credo di aver retto a questo ritmo frenetico grazie al desiderio grande che avevo di vivere di musica, rendendo concreto il sogno di un lavoro nel mondo dell’arte.
Che rapporto ha con la scrittura, visto che scrive anche testi?
Scrivo musica e testi delle mie canzoni fin da piccola.
Da bambina improvvisavo canzoni in lingue inesistenti e rintraccio proprio lì la prova tangibile del mio amore per lingue e mondi lontani.
La scrittura per me è un bisogno ed è parte integrante del mio canto e della mia dimensione artistica, sempre in connessione con altri musicisti con cui ho avuto ed ho tutt’oggi l’onore di collaborare in diverse produzioni discografiche o teatrali.
Mi parla del progetto Gatos do mar?
I Gatos do mar nascono nel lontano 2012 da un’idea mia e dell’arpista Gianluca Rovinello. Entrambi volevamo suonare insieme e cominciare un progetto di canzoni originali che è stato molto prolifico. All’attivo abbiamo tre dischi e nel corso degli anni siamo diventati un trio con l’aggiunta di Pasquale Benincasa alle percussioni. L’arpa di Gianluca diviene qui una vera e propria zattera che riesce ancora a traghettarci nei mari del sud, tra blues, fado e morna capoverdiana, senza escludere pindarici ritorni alla nostra terra d’origine.
A cosa sta lavorando ora?
In questo periodo sto riscoprendo il mio amore per il teatro musicale grazie a diverse produzioni tra cui “Ninfa plebea”, adattamento teatrale dell’omonimo romando di Domenico Rea, con la regia di Rosalba Di Girolamo, con cui abbiamo recentemente debuttato al Campania Teatro Festival e mi sto dedicando alla produzione di un nuovo disco da cantautrice e una nuova produzione con i Gatos do mar.