Antonello Cossia ha una solida esperienza teatrale, è attivo infatti nel campo da quaranta anni, sia come attore che come regista oltre che come danzatore di contemporaneo. Aprirà il 7 settembre lo spettacolo di Enrico Pieranunzi al Pomigliano Jazz.
Ha preso parte alla fondazione del “Laboratorio Itinerante” diretto da Antonio Neiwiller e promosso da Teatri Uniti. Ha partecipato a laboratori teatrali tenuti da: Antonio Neiwiller, Reina Mirecka, Leo De Berardinis, Renato Carpentieri, Marco Baliani. Ha partecipato a diverse produzioni cinematografiche e televisive.
Il teatro l’ ha accompagnato in tutta la vita, come è cambiato oggi?
Ravviso oggi un cambiamento fondante nel sistema teatro. Devo a malavoglia constatare una generale trasformazione nelle modalità con cui si articola il settore. Il progetto, l’urgenza, la necessità del comunicare e condividere da parte dell’artista e di conseguenza la valutazione della qualità della proposta, sono stati sostituiti in buona parte da un meccanismo di relazioni, poteri, piccoli e grandi, ruoli pubblici, simpatie e imposizioni che rasentano il cosiddetto ‘familismo amorale’, accadimento sociale, studiato negli anni cinquanta e sessanta da un politologo e sociologo americano Edward C. Banfield, che riguardava appunto la modalità di gestione di un consesso sociale a partire dai rapporti di amicizia e di appartenenza.
Le piacerebbe essere smentito su quanto detto?
Vorrei essere continuamente smentito in merito a questa mia suggestione, ma se guardo intorno a me e rifletto anche sulle difficoltà sempre più crescenti di praticare il mestiere, non trovo altro che conferme, purtroppo … mi dispiace molto, non è questo per me un motivo per scaricare responsabilità o frustrazioni personali, sento di non averne, francamente.
I suoi ultimi lavori che le hanno portato?
Per fortuna, gratificazioni e conferme di un percorso solido e costruito passo dopo passo a costo di dura fatica, concentrazione, dedizione, sacrifici, che mi rendono sicuro delle scelte compiute, poi, ahimè bisogna sempre fare i conti con quella sconosciuta forza del destino che chiamiamo … Fortuna.
Nel posto giusto al momento giusto, magari capiterà, chi sa … Che sarà, che sarà, che sarà della mia vita chi lo sa … recitava il verso di una bella canzone.
Con chi vorreste lavorare e perché?
I registi sono davvero numerosi e tutti di grande livello per fortuna: in ordine cronologico discendente, dal più recente, al passato, Robert Carsen, Toni Servillo, Massimo Luconi, Mario Martone, Marco Baliani, Renato Carpentieri, Andrea De Rosa, e mi fa piacere citare anche chi non è più tra noi, con un pizzico di nostalgia, Cristina Pezzoli e il mio maestro Antonio Neiwiller.
“Ninfa plebea” è un progetto recente che l’hai coinvolta tanto…
Si, Ninfa Plebea, con la regia di Rosalba Di Girolamo, prodotto da Flavio Di Fiore per Babayaga Teatro ad esempio, presentato all’ultima edizione del Campania Teatro Festival.
Mi auguro che possa presto tornare in scena, ed avere una lunga vita, lo dico senza piaggerie, è un lavoro che merita di essere visto e goduto, per la bravura della sua giovane protagonista Luna Fusco, per la qualità e la maestria musicale di Annalisa Madonna e Jenna Romano, soprattutto per il profondo e dettagliato lavoro di drammaturgia e scrittura scenica, nonché per l’interpretazione, compiuto dalla mia ostinata compagna di viaggio Rosalba Di Girolamo.
Quaranta anni di palco: cosa vuol dire oggi fare teatro?
Quest’anno sono entrato nel mio quarantesimo anno di attività: era il 1984, partecipai ad una audizione per la compagnia Movimento Danza di Gabriella Stazio, entrai in compagnia. Iniziai questo mio frastagliato, avventuroso, impagabile viaggio nel mondo del Teatro.
Fare teatro oggi è una avventura di cui bisogna essere fieri, orgogliosi, continuando a lavorare, auspicando che il mestiere più bello del mondo, torni ad occupare un ruolo centrale nella nostra società, in un arco che comprenda il consesso umano, la scuola, l’apprendimento, l’esperienza, alla ricerca costante di quella relazione tra teatro e vita, vita e teatro necessaria agli uomini di ogni parte, religione, condizione sociale.
Se ad esso si affiancheranno anche il cinema e la televisione, ne sarò ben contento e sono a disposizione.
Di sicuro la pratica teatrale è qualcosa di fondamentale nel nostro tempo, in questo mondo che ai poveri toglie il pane e ai poeti la pace.