Ci sono storie che non finiscono davvero. Cambiano forma, si dissolvono nella vita quotidiana, ma restano lì, come presenze silenziose. È da questa idea che nasce “Parassiti”, il singolo d’esordio di Alvie, in uscita con la produzione di Nando Misuraca per Suono Libero Music .
Il brano racconta ciò che accade dopo la fine di una relazione: non il silenzio, ma il ritorno improvviso di emozioni che sembravano archiviate. Ricordi, paure, insicurezze diventano presenze sottili che continuano a influenzare il presente.
«Pensiamo spesso che la fine di una relazione coincida con la fine del suo impatto su di noi», racconta Alvie. «In realtà non è così immediato. Alcune cose restano e ci mettono tempo a svanire».
“Parassiti” diventa così una metafora di ciò che non si vede ma continua a esistere: ansie che riemergono, difficoltà a fidarsi di nuovo, la sensazione di portarsi dietro qualcosa anche quando tutto sembra superato.
La musica accompagna questo percorso interiore con atmosfere scure e sospese, un pop alternativo che cresce lentamente e lascia spazio alle emozioni.
Ma il progetto di Alvie non è solo musicale. Il suo immaginario nasce anche dal cinema, dal thriller e dall’horror, mondi che hanno influenzato la costruzione visiva del videoclip diretto da Claudio D’Avascio. Ogni canzone, per lei, è anche una sequenza di immagini.
«Quando scrivo, vedo sempre delle scene», racconta. «Ho bisogno di immaginare colori, ambienti, dettagli. È il mio modo naturale di raccontare le emozioni».
A 24 anni, Alvie si presenta con un debutto che parla di fragilità ma anche di consapevolezza. “Parassiti” non è solo un racconto di ferite emotive, ma anche un primo passo verso la loro trasformazione.
«Le cicatrici fanno parte di noi», conclude. «E forse è proprio questo che ci rende ciò che siamo».