Il più piccolo dei tre è al centro, scalzo, sigaretta in bocca e fucile sulla destra. Gli altri due, al suo fianco, portano l’arma sulla spalla. Sono bambini, gli “scugnizzi” a cui «Life», nel novembre 1943, affida l’immagine della Napoli liberata: una città insorta, sporca, affamata. E ancora armata. Pochi mesi dopo, sulle stesse pagine non ci sono più i ragazzini della rivolta, ma uomini, donne e bambini rifugiati nelle caverne, senza acqua, luce né cibo. E in mezzo c’è tutta Napoli: una città che dalla liberazione entra subito in una nuova guerra: quella per la propria sopravvivenza.
Lo speciale di Mario Leombruno e Aldo Zappalà «Americans 1943-1945. Napoli a stelle e strisce», in onda venerdì 8 maggio alle 16.00 su Rai Storia per il V-Day, racconta gli anni del governo militare alleato, dal 1° ottobre 1943 al 31 dicembre 1945. Con immagini d’epoca ricostruisce il periodo in cui Napoli è insieme la prima grande città europea liberata e la retrovia di un esercito in guerra, il porto con il maggior traffico del mondo (capace in poche settimane di superare quello di New York) e nello stesso tempo una città allo stremo.
Gli Alleati entrano fra scene di entusiasmo, Mark Clark si muove da sovrano e via Caracciolo diventa la sua pista d’atterraggio. Dietro l’euforia, però, ci sono più di 800 mila abitanti fra macerie, palazzi pericolanti, imbarcazioni semi-affondate. Con le navi Liberty arrivano insieme il pane bianco e il mercato nero: la farina, le sigarette, gli “sciuscià”, i bambini che lucidano scarpe o rubano per vivere, il tifo petecchiale fermato con una sperimentazione di massa del Ddt e i paracadute di seta trasformati in abiti da sposa.
Il film entra così nella vita di quella Napoli: le prime prove di democrazia e Radio Napoli, ma anche l’altra faccia dell’occupazione. Le violenze, l’alcolismo dei soldati, le “signorine” e il dilagare della prostituzione, fino agli amori con i militari alleati e alle donne abbandonate. Alla fine del 1945 Napoli esce da quegli “anni americani” cambiata per sempre: ci sono ancora più di centomila senza tetto, il pane è tornato nero, i bambini tubercolotici sono mandati al Nord con addosso un cappotto: «È il primo regalo della loro vita».
Redazione
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