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Buon Anno Stellare

  • Chiara Tortorelli
  • Gennaio 10, 2024
  • 3:12 pm
  • La coccinella del cuore

Buon Anno.

Buon 2024 stellare.

La Coccinella proverà da ora in avanti, una volta al mese, a fare spazio al cielo astrologico, cercando di analizzarne le dinamiche in chiave archetipica e simbolica.

“Come sopra così sotto”, diceva il mitologico Dio Thot, una divinità del Pantheon egizio.

“Conosci te stesso e conoscerai il mondo”, diceva Socrate.

“Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”, diceva Kant.

Frasi che sembrano suggerire un misterioso legame tra noi e il cosmo, come se ciascuno fosse il riflesso dell’altro.

Forse in questi nostri tempi complessi viviamo scissi, separati, abbiamo dimenticato le leggi della sintesi e dell’intuizione e abbiamo privilegiato la chiave del dettaglio infinitesimale e della separazione.

Lo sguardo al cielo stellato vuole suggerire di aprirsi anche ad altre possibili letture del reale, magari più spaziose, dove Yin e Yang le due parti che formano il cerchio del Tao nella filosofia taoista tradizionale cinese, non sono più separate ma confluiscono l’una nell’altra in armonia.

Iniziamo con questa suggestione da gennaio che apre anche questo nuovo anno.

Per chi non è esperto di astrologia proveremo a raccontare gli aspetti che i pianeti formano attingendo al mito e soprattutto cercheremo di delineare, a livello mondiale e attraverso l’archetipo, a quali trasformazioni potremmo assistere.

Iniziamo da un “dio” che sta cambiando casa dopo vent’anni circa: è Plutone, signore dell’Ade, portatore di profonde trasformazioni sociali.

Plutone dal regno del Capricorno, il regno dell’Istituzione, dello Stato, della struttura, si trasferisce infatti da quest’anno nell’Acquario, regno della destrutturazione, della tecnologia e dell’evoluzione.

Partiamo da qui e proviamo a vedere attraverso i simboli gli scenari che potrebbero presentarsi nei prossimi vent’anni, non dimenticando che l’Astrologia è il reame delle possibilità, delle potenzialità e dell’ispirazione.

L’ultima volta che Plutone ha attraversato il reame dell’Acquario, è stato ai tempi della Rivoluzione francese, tempo quindi di grandi capovolgimenti…

L’Acquario nella sua rappresentazione topica raffigura un uomo che versa una brocca d’acqua in un flusso d’acqua più grande, infatti è anche designato come “portatore d’acqua”.

Ma che tipo di acqua porta e cosa simboleggia la brocca?

La sua è l’acqua della conoscenza che versa nel mare e l’atto del “versare” equivale a dare al mondo il suo contributo, la sua specificità, la sua individualità.

L’uomo dell’epoca designata quindi da questo archetipo, insomma, si apre al “conoscersi”, sapere chi è, varcare quella soglia della regola fissa e dell’Istituzione omologante.

Stare nell’archetipo Acquario significa anche stravolgere il concetto di famiglia, comunemente intesa, cioè come schema fisso a cui si aderisce inconsapevolmente.

Non da adesso ma almeno dagli ultimi 20 anni viviamo in un mondo liquido, globalizzato, virtuale, interconnesso… e non sto dicendo sia perfetto ma solo che è portatore di un’innovazione, di un cambiamento, sia in positivo che in negativo.

Un mondo dove il concetto di diga o confine lascia spazio alla fluidità e alla contaminazione, dove l’individualità incontra in forma nuova e senza schemi fissi il collettivo. Il mondo della variabile insomma, che ha impattato su tutto, dal mondo del lavoro con la fine del lavoro fisso, alla famiglia con le famiglie allargate, etc.

Ci stavamo preparando, forse…

La famiglia tradizionale era lo schema sociale attraverso cui fare andare avanti la prosecuzione della specie, cioè la “crescita” della massa, ma oggi passiamo dalla crescita della massa alla sua evoluzione.

Ci spostiamo insomma sul concetto evolutivo che è individuale e che richiede la messa in atto della consapevolezza di essere persone molto oltre l’appartenenza e i bisogni del clan.

Cosa può accadere?

Un esacerbarsi dell’individualismo nei primi step, ma senza dimenticare che ciò che spesso viene letto come individualismo fine a se stesso, cioè “non pensi agli altri, sei autocentrato o egoista”, è invece proprio una porta evolutiva attraverso cui si può diventare gruppo consapevole, composto cioè di individui che sanno chi sono e che si aggregano.

Questo tipo di consapevolezza non viene dall’Istituzione, non viene dalla famiglia, da mamma e papà che insegnano ed educano all’adattamento, non viene dallo Stato che chiede omologazione, viene dall’esperienza unica, propria, peculiare… E dal coraggio di portare avanti la propria unicità.

In questo “nuovo collettivo” potremmo vedere la trasformazione della forza lavoro così come l’abbiamo finora intesa, cioè il passaggio dall’equazione schiavitù/tempo, dove “per vivere devi vendere il tuo tempo e il tuo spazio” al Tempo/Arte come lo chiamavano i Maya, un tempo fluido, creativo, dove far confluire il proprio talento peculiare.

Frattanto la fluidità di coppia e familiare potrebbe prendere sempre più piede, e potrebbe segnare il passaggio dalla fase “eros procreativo” (e quindi possesso, proprietà, famiglia e clan) “all’eros individuale”, quindi a una nuova visione dove la creatività non sarà atta a mettere al mondo figli ma a mettere a disposizione il fuoco di Prometeo, il proprio stigma unico.

Verso quale futuro andremo?

L’archetipo del portatore d’acqua è chiarissimo: meno massa informe, più “individui”.

Da questo 2024 agli anni a venire starà a noi la scelta.

Starà a noi decidere se continuare a essere “massa” e magari finire intorpiditi davanti a uno schermo, magari un Metaverso, a fare “zapping” o shopping virtuale o ancora incontrarci tra avatar ed essere sostituiti e in modo perfettamente efficiente nel nostro essere meccanici dall’Intelligenza Artificiale… oppure segnare la svolta, chiederci finalmente chi siamo e cosa vogliamo davvero.

E avere il coraggio di viverlo.

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