C’è un dato che dovrebbe far riflettere Napoli più di qualsiasi slogan sul turismo. Secondo una nuova analisi di Unicusano, anticipata dall’ANSA, i grandi concerti in Italia generano oltre 11 milioni di pernottamenti e un impatto economico stimato in 4,3 miliardi di euro. Non si tratta più soltanto di spettacoli: oggi la musica è una vera industria del turismo.
Il meccanismo è semplice. Si acquista il biglietto e, subito dopo, si prenotano treni, alberghi, ristoranti e servizi. Per oltre il 90% degli spettatori il concerto rappresenta il motivo principale del viaggio. Non è più la vacanza a comprendere un evento musicale, ma è l’evento a determinare la destinazione.
Una trasformazione che Napoli sta già vivendo. Negli ultimi anni lo stadio Diego Armando Maradona è diventato uno dei principali palcoscenici italiani della musica live. Da Vasco Rossi ai Coldplay, da Gigi D’Alessio a numerosi artisti internazionali, il grande impianto di Fuorigrotta richiama decine di migliaia di persone che, oltre al concerto, riempiono hotel, bed and breakfast, ristoranti e attività commerciali.
A questo si aggiunge il ruolo sempre più importante dell’Ippodromo di Agnano, con Geolier qualche mese fa e pronto ad accogliere a settembre il Jova Beach Party di Jovanotti. Segnali che raccontano come Napoli sia ormai entrata stabilmente nella geografia dei grandi tour nazionali.
Ma la vera domanda è un’altra: perché fermarsi qui?
Il turismo musicale potrebbe rappresentare un’occasione concreta per affrontare una delle principali criticità della città: l’eccessiva concentrazione dei flussi turistici nel centro storico. Quartieri come Spaccanapoli, via Toledo e il lungomare vivono ormai una pressione costante, mentre vaste aree della città metropolitana restano escluse dai benefici economici generati dai visitatori.
La musica potrebbe diventare uno strumento di riequilibrio territoriale.
Pensare a una rete di grandi eventi distribuiti nell’area metropolitana significherebbe creare nuove opportunità economiche, valorizzare periferie e comuni limitrofi e alleggerire la pressione sul centro cittadino. Un concerto non porta soltanto spettatori: genera lavoro per alberghi, ristorazione, trasporti, commercio e servizi. Secondo i dati riportati dall’ANSA, ogni euro speso per un biglietto ne produce altri tre nell’economia del territorio.
In questo scenario torna inevitabilmente al centro del dibattito la stazione dell’Alta Velocità di Napoli Afragola. La cattedrale nel deserto, l’opera progettata da Zaha Hadid potrebbe trasformarsi nel principale hub logistico della musica dal vivo del Sud.
Grazie ai collegamenti ferroviari ad alta velocità con il resto d’Italia e alla vicinanza con l’asse autostradale, Afragola potrebbe diventare il punto di accesso per grandi eventi distribuiti non soltanto nel capoluogo ma in tutta l’area metropolitana. Non tutti i concerti devono necessariamente svolgersi nel cuore di Napoli. Esistono spazi, aree da riqualificare e territori che potrebbero crescere proprio grazie alla cultura e allo spettacolo.
È una visione che richiede programmazione, investimenti e una cabina di regia tra istituzioni, operatori culturali e trasporti. Ma gli esempi non mancano. Lo studio Unicusano, ripreso dall’ANSA, evidenzia come città come Milano e Roma abbiano trasformato i grandi concerti in un motore economico permanente, mentre anche realtà più piccole, come Lucca o il Lido di Camaiore, hanno costruito una parte importante della propria attrattività proprio attorno alla musica dal vivo.
Napoli possiede già tutto ciò che serve: una posizione strategica, una rete ferroviaria nazionale, un areoporto internazionale, una forte identità musicale e un pubblico che ha dimostrato di rispondere con entusiasmo ai grandi eventi.
Forse è arrivato il momento di considerare i concerti non più come appuntamenti isolati, ma come parte di una strategia di sviluppo urbano e turistico.
Perché la musica, da sempre, ha la capacità di unire le persone. E magari potrebbe riuscire anche in un’altra impresa: unire il centro e le periferie, Napoli e la sua area metropolitana, trasformando un semplice live in un’occasione di crescita condivisa.