Una sentenza destinata a fare giurisprudenza e a incidere sul futuro dell’assistenza alle persone con disabilità. Il Tribunale di Napoli ha riconosciuto il diritto di Christian Durso, affetto da atrofia muscolare spinale (SMA), a ricevere integralmente la carrozzina elettronica verticalizzante prescritta dagli specialisti, stabilendo che la ASL Napoli 1 Centro dovrà sostenere l’intero costo dell’ausilio, oltre alle spese processuali.
La decisione va oltre il singolo caso e afferma un principio di particolare rilievo: il Servizio sanitario nazionale non può limitarsi a fornire un dispositivo rientrante nel nomenclatore tariffario, ma deve garantire l’ausilio realmente appropriato alle condizioni cliniche e alle esigenze della persona. La personalizzazione degli ausili, sottolinea il giudice, rappresenta infatti un principio fondamentale dei Livelli essenziali di assistenza (LEA).
La vicenda ha avuto origine dalla necessità di sostituire la carrozzina utilizzata da anni da Christian Durso, ormai fuori produzione e non più riparabile per l’assenza di pezzi di ricambio. Il dispositivo aveva consentito negli anni al giovane di mantenere un elevato livello di autonomia personale e di partecipazione alla vita sociale.
Nel marzo 2025 la ASL Napoli 1 Centro aveva autorizzato soltanto una parte della spesa, riconoscendo poco più di 13 mila euro rispetto a un costo complessivo superiore ai 23 mila euro per la carrozzina indicata dagli specialisti. Secondo l’azienda sanitaria, il presidio previsto dal nomenclatore nazionale era sufficiente a soddisfare gli obblighi di assistenza.
Una posizione contestata da Christian Durso, assistito dall’avvocato Alessandro Bardini, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, che ha sostenuto come il modello autorizzato non fosse in grado di garantire le stesse funzioni necessarie alla sua autonomia quotidiana.
Nel corso del procedimento è stata prodotta una documentazione clinica dettagliata che evidenziava la necessità di specifiche caratteristiche tecniche della carrozzina, tra cui sistemi elettronici di basculamento e reclinazione, elevazione e verticalizzazione, un’altezza minima da terra per facilitare l’accesso ai veicoli e dispositivi antiribaltamento.
Il Tribunale ha rilevato che la ASL non aveva dimostrato, con una valutazione tecnica comparativa, che il presidio proposto fosse realmente equivalente a quello prescritto dagli specialisti. In particolare, mancava qualsiasi motivazione in grado di spiegare perché le funzionalità richieste fossero considerate non indispensabili.
Nella sentenza il giudice definisce la carrozzina Karma Evo Altus «indispensabile per l’inserimento sociale» di Christian e la individua come l’unico modello capace di garantirgli l’autonomia funzionale necessaria, disponendone la fornitura integrale a carico dell’azienda sanitaria.
Per l’Associazione Luca Coscioni, che ha sostenuto il ricorso, la decisione rappresenta un riconoscimento di un principio sostenuto da anni: gli ausili devono essere individuati sulla base delle esigenze cliniche, delle capacità residue della persona, del contesto in cui vive e del livello di autonomia che devono garantire, non esclusivamente secondo criteri economici o amministrativi.
«Questa decisione conferma che gli ausili non possono essere scelti in funzione del loro costo, ma devono rispondere alle reali necessità della persona con disabilità», osserva l’avvocato Alessandro Bardini. «Un presidio adeguato significa maggiore autonomia, meno complicanze sanitarie, minori ricoveri e, nel lungo periodo, anche una riduzione dei costi per il sistema sanitario, oltre a un significativo miglioramento della qualità della vita».
Per Christian Durso il pronunciamento rappresenta la conclusione di una lunga battaglia iniziata oltre un anno e mezzo fa.
«Non è una vittoria soltanto personale – afferma –. Il Tribunale ha riconosciuto che, anche con il nuovo nomenclatore, esiste il diritto a ottenere un ausilio in extra LEA quando quello standard non è sufficiente a soddisfare le esigenze della persona. La ASL avrebbe potuto autorizzarlo senza costringermi ad affrontare un ricorso giudiziario, perché la normativa lo consente. Oggi questa sentenza riafferma un principio importante per tutte le persone con disabilità».
La decisione del Tribunale di Napoli potrebbe ora costituire un riferimento significativo anche per altri cittadini che si trovano ad affrontare situazioni analoghe, ribadendo che il diritto alla salute e all’autonomia non può essere subordinato ai limiti del tariffario quando le condizioni cliniche richiedono strumenti diversi e più adeguati.