“Sui minori abbiamo fallito, i loro problemi riflettono quelli degli adulti, odio, rancore e pensiero cattivo sono gli aspetti da fronteggiare da un lato, dall’altro c’è la deresponsabilizzazione di tutti nei confronti di tutti”. È partito da questa amara considerazione il procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro che il 27 marzo all’Arciconfraternita dei Pellegrini ha chiuso un interessante dibattito sui minori in area penale, in occasione della presentazione del libro di Francesco Montalbano, Misure penali esterne nella giustizia minorile moderato da Emma Ferulano di Chi rom e chi no e organizzato in collaborazione con le cooperative Accaparlante e Agorà.
“La società in questo momento ci chiede risposte diverse da quelle che noi siamo in grado di dare – ha proseguito Policastro – con un odio diffuso che mette tutti contro tutti, i minori vedono lo Stato e tutti noi come nemici, perché la nostra è una reazione di forza, spesso caratterizzata da sanzioni sovrabbondanti. Anche la detenzione deve essere considerata come occasione per un’assunzione di responsabilità ma noi siamo in grado di offrirla?”. Policastro ha poi analizzato i diversi aspetti che rendono la realtà minorile particolarmente complicata, a partire dai problemi psichici che in molti casi caratterizzano la vita del ragazzo, alla centralità della scuola a cui non viene fornita la giusta centralità e le risorse adeguate. Qui non si tratta tanto di fare progetti o tenere gli istituti aperti di pomeriggio ma di investire seriamente sulla educazione, vero fondamento della prevenzione.
All’analisi del procuratore generale si è affiancata quella di Patrizia Imperato, procuratore generale per per i Minori. “La delinquenza minorile è in crescita sotto il profilo qualitativo e quantitativo – ha detto- un fenomeno multidimensionale che nasce dalla povertà educativa e socio economica dei nuclei di appartenenza”. “Di fronte a questo – ha proseguito – la repressione non basta, era pur necessario un decreto punitivo come Caivano ma solo se a questo si affiancano politiche educative che devono partire molto prima, dalla scuola dell’infanzia e con il potenziamento degli assistenti sociali per un giusto sostegno a vivere anche le realtà degli Ipm”. Sull’argomento è intervenuto Gianluca Guida, direttore dell’Istituto penale minorile di Nisida: “Una realtà molto diversa da quella raccontata da ‘Mare Fuori ‘ ha spiegato- tra i minori non registriamo un aumento quantitativo dei reati ma qualitativo, sono in crescita i reati contro la persona: violenze, tentati omicidi e omicidi. Di fronte a questo bisogna agire con coerenza mostrandosi come adulti credibili, lo stato sociale non esiste più, ma è dietro la condanna che bisogna andare a lavorare”. Silvia Ricciardi, presidente dell’associazione Jonathan onlus che da 30 anni lavora nella comunità per minori di Scisciano, ha portato la sua esperienza: “Non tutti i nostri ragazzi hanno smesso di delinquere, ma se in ognuno di loro è rimasto anche qualcosa che ha modificato il loro comportamento o mentalità come occuparsi dei figli o rivedere il loro ruolo all’interno delle famiglie, allora il risultato c’è stato”. Molto efficace il libro (anche una guida per gli operatori del Terzo Settore) di Francesco Montalbano, educatore e psicologo, che ha raccontato la sua esperienza di comunità romana con una falegnameria sociale. “Siamo di fronte ad una deriva punitiva soprattutto con il Decreto Caivano che non risolve il problema ma lo acutizza”. Infine l’esempio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini che con i suoi laboratori e il doposcuola per 70 ragazzi del quartiere, insieme al campo estivo nel Giardino di Materdei, riesce ad offrire una vera alternativa alla strada, come ha spiegato il primicerio Gianni Cacace, che ha organizzato questo interessante incontro.