Il Lapis Museum ospita Il Presepe Cortese, un percorso espositivo dedicato al Presepe Napoletano del Settecento, che unisce reperti storici originali e tecnologie multimediali. La mostra, allestita nella Basilica della Pietrasanta nel cuore del centro storico, permette di ripercorrere una delle tradizioni più sentite di Napoli, città dove il presepe non è solo simbolo natalizio ma pratica culturale profondamente radicata, patrimonio identitario e linguaggio di narrazione popolare.
«L’idea della mostra nasce da una profonda passione familiare per il Presepe Napoletano del Settecento. – afferma la curatrice Fabrizia Fiore – Volevamo raccontare una storia che appartiene alla cultura della nostra città e restituire a questa forma artistica il suo antico splendore».
La curatrice spiega come questa passione abbia portato alla costituzione di una collezione unica, capace di restituire ai visitatori la complessità artistica e sociale del presepe napoletano, che rifletteva non solo la devozione ma anche la vita quotidiana, le occupazioni e i caratteri dei cittadini.
Il percorso immersivo della mostra comprende due sale multimediali che accompagnano i visitatori in un viaggio virtuale nella Napoli del Settecento, all’epoca di Carlo III di Borbone. In quegli anni la città, capitale di un regno indipendente, era una tappa imprescindibile del Grand Tour e centro di un vivace fermento culturale. L’allestimento del presepe di corte promosso dal sovrano scatenò una vera e propria mania cittadina: nobili e borghesi sfidavano la propria creatività, dando vita a composizioni sfarzose, mentre il popolo trasferiva nelle scene presepiali tutta la propria originalità, umanità e sensibilità artistica.
Le opere esposte includono preziosi gruppi scultorei originali del XVIII secolo provenienti da collezioni private. Tra i pezzi più importanti spiccano la Natività di Giuseppe Sanmartino, celebre autore del Cristo Velato, l’Oste di Nicola Somma — figura tradizionale e simbolica del presepe napoletano — e sculture di celebri artisti del tempo come Angelo Viva, Francesco Celebrano, Matteo Bottiglieri e Nicola Ingaldi.
«È stato definito un gioco di élite per le classi privilegiate, nel quale il popolo napoletano ha trasferito tutta la sua originalità ed umanità», aggiunge Fiore. «Il presepe è un linguaggio identitario che unisce sacro e profano, storia e quotidianità, e riflette la tipica arte barocca della città: un misto tra la necessità di accattivare il pubblico e la capacità di farlo immedesimare e stupire».
Una parte del percorso è dedicata alle arti applicate del Regno di Napoli. Ceramiche, porcellane, argenti, tessuti, vestizioni e miniature di strumenti musicali mostrano la cura e la raffinatezza delle maestranze locali. Ogni presepe settecentesco era così la sintesi di molteplici eccellenze artigianali, capace di raccontare la società e la cultura dell’epoca con straordinaria precisione e creatività.
«La rappresentazione dell’evento evangelico della Nascita di Cristo assume nella Napoli del Settecento una versione ricca di simboli tra sacro e profano, ma al centro rimane sempre l’evento evangelico», conclude Fiore. «La nascita di un bambino che irrompe nella storia rivoluzionando i valori del tempo è il cuore di questa narrazione».
Il Presepe Cortese restituisce al pubblico non solo la bellezza di un’arte raffinata e preziosa, ma anche la profondità di una tradizione che ancora oggi vive nelle botteghe, nei vicoli e nelle case di Napoli, testimoniando l’identità, la creatività e la devozione di una città che ha fatto del presepe un linguaggio universale. La mostra diventa così un’occasione unica per riscoprire la storia, l’arte e la cultura napoletana attraverso una delle sue espressioni più iconiche e amate.