Un viaggio nella memoria nascosta della città, tra cavità, acquedotti antichi e scavi dimenticati che raccontano un’altra Napoli, invisibile ma fondamentale per comprenderne la storia e la fragilità. Lunedì 15 giugno alle ore 18, presso la Chiesa della Pietrasanta, si terrà la presentazione del volume “Il sottosuolo di Napoli. Cave e scavi extra moenia” di Clemente Esposito.
L’incontro sarà introdotto da un ampio confronto tra studiosi, rappresentanti del mondo culturale e istituzionale. Interverranno Antonella Feola, Michele La Veglia, Bruno Miccio, Paolo Panatoni, Raimondo Pasquino e Antonio Piedimonte. A moderare l’incontro sarà Eleonora Puntillo.
Il libro nasce da una lunga esperienza diretta dell’autore nel sottosuolo partenopeo. Nato nel 1941, Esposito racconta di aver trascorso oltre settant’anni tra gallerie, cavità e ambienti sotterranei della città, spesso in condizioni difficili e insalubri, attività che , come lui stesso riferisce , avrebbero contribuito a determinare negli ultimi anni problemi di salute legati a scompensi cardiaci e ossei, tali da costringerlo oggi alla sedia a rotelle.
Una vita interamente dedicata all’esplorazione e alla mappatura del sottosuolo napoletano, già confluita nel volume pubblicato nel 2018 “Il sottosuolo di Napoli. Acquedotti e cavità in duemila anni di scavi” per le edizioni Intra Moenia. Con questa nuova opera, l’autore amplia il proprio lavoro concentrandosi sugli scavi extra moenia, realizzati al di fuori dell’antica cinta muraria della città.
Si tratta, in molti casi, di antiche cave di tufo sfruttate in modo intensivo e spesso incontrollato, senza criteri di sicurezza, che hanno lasciato nel tempo vuoti e cavità potenzialmente pericolosi. Una condizione che, secondo la ricostruzione dell’autore, continua a rappresentare un tema aperto sul piano della sicurezza urbana e della stabilità del territorio.
Nel volume vengono analizzate numerose cavità ancora esistenti sotto diverse aree della città, tra cui la zona della Clinica Ostetrica, il complesso del CEINGE, via Emilio Scaglione, dove sorgono attualmente edifici residenziali, e via Nicolardi, oltre ad altri siti diffusi nel tessuto urbano. Alcune di queste cavità sono state già oggetto di interventi di riempimento e messa in sicurezza, mentre altre risultano ancora in fase di studio o recupero.
«Ingegnè… nun c’jate… chelle song schiattate e putit pur murì…», ricorda l’autore riportando le parole di un antico cavamonti, a testimonianza della pericolosità di alcuni ambienti sotterranei.
L’opera si inserisce così in un percorso di ricerca che unisce memoria storica, esperienza diretta e attenzione alla sicurezza del territorio, contribuendo a riportare al centro del dibattito pubblico un patrimonio nascosto ma decisivo per la comprensione della città di Napoli.