La barbarie e noi: Antonio Musella racconta i conflitti del nostro tempo

Esce l’11 marzo per Mar dei Sargassi La barbarie e noi, il nuovo libro del giornalista e videoreporter Antonio Musella. Un’opera che attraversa i conflitti del nostro tempo con uno sguardo lucido e partecipe, capace di restituire la complessità delle guerre che infiammano i confini – e le coscienze – dell’Europa.

Dall’Ucraina alla Palestina, passando per le rotte migratorie che dal continente africano conducono verso un’Europa sempre più blindata, Musella racconta storie di migrazioni forzate, di vite spezzate e di comunità sospese tra macerie e speranza. Ma racconta anche la resistenza, l’irriducibilità di chi non accetta di piegarsi all’abominio della guerra permanente, dell’apartheid, delle politiche dell’odio.

Il libro nasce dall’esperienza diretta dell’autore nei teatri di conflitto e lungo le frontiere del Mediterraneo. Giornalista tra i volti più riconoscibili di Fanpage.it, Musella ha firmato alcune delle inchieste più incisive degli ultimi anni, occupandosi di ambiente, criminalità e flussi migratori. Il suo impegno si estende anche al sostegno di Mediterranea Saving Humans, la piattaforma civile impegnata nella ricerca e nel soccorso in mare nel Mediterraneo centrale.

La barbarie e noi è un viaggio nei luoghi dove la violenza si manifesta in forme diverse ma riconoscibili: bombardamenti e occupazioni militari, respingimenti e detenzioni arbitrarie, muri e fili spinati. Contesti lontani tra loro per storia e geografia, eppure uniti da una narrazione comune: la difesa di una presunta identità superiore, minacciata da invasori immaginari e alimentata da populismi reali. Una retorica che costruisce il nemico per legittimare esclusioni, discriminazioni e guerre.

Nelle pagine del libro si intrecciano le storie di chi fugge dai conflitti in Africa e trova, alle porte dell’Europa, la brutalità delle frontiere blindate; di chi vive sotto le bombe nell’Europa orientale; di chi resiste all’occupazione e alla segregazione in Medio Oriente. Ma accanto alla cronaca della distruzione emerge un’altra trama: quella di chi ai muri risponde con ponti, alle discriminazioni con inclusione, ai fanatismi con pluralismo.

Scrive Musella: «Nel tempo dell’abominio e della barbarie, degli applausi scroscianti che inneggiano alla razza, il più grande atto rivoluzionario a cui siamo chiamati è non piegarci, non diventare l’uguale dicotomico dei portatori di odio, non arrenderci alla fine dell’umanità. Difendere, anche quando vacilla, la misura fragile della dignità». È qui che il libro trova il suo cuore politico e morale: nella scelta di non replicare la violenza con altra violenza, di non accettare la disumanizzazione come destino inevitabile.

Il percorso professionale di Musella rafforza l’autorevolezza di questa testimonianza. Vincitore nel 2019 del Premio Landolfo per il giornalismo ambientale e del Premio Donelli, ha ricevuto nel 2022 il Premio “Terra, vita, dalla parte della legalità” e nel 2025 il riconoscimento dell’Associazione Articolo 21 per l’inchiesta sulla morte di Mario Paciolla. Tra i suoi libri precedenti, Chi comanda Napoli, Il paese dei Veleni e Nuovi Schiavi, lavori che già mettevano al centro le dinamiche del potere, dello sfruttamento e delle ingiustizie sistemiche.

Con La barbarie e noi, Antonio Musella amplia lo sguardo e chiama in causa direttamente il lettore. Quel “noi” del titolo sembra non essere un artificio retorico: è un invito a riconoscere la responsabilità collettiva, a non considerare le guerre come eventi lontani, ma come processi che plasmano il nostro presente e il nostro futuro. La barbarie non è solo nei campi di battaglia o nei centri di detenzione: è anche nell’indifferenza, nell’assuefazione, nella normalizzazione dell’odio.

In un tempo in cui i conflitti sembrano moltiplicarsi e radicalizzarsi, il libro si propone come uno strumento per comprendere e per scegliere.

Perché, suggerisce Musella, l’alternativa alla barbarie non è l’illusione della neutralità, ma la difesa ostinata e fragile della dignità umana.

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