Il Museo e Real Bosco di Capodimonte, diretto da Eike Schmidt, inaugura la nuova Galleria delle Porcellane, un percorso articolato in 16 sale che restituisce al pubblico uno dei nuclei ceramici più importanti d’Europa. Un patrimonio imponente composto da circa 7000 pezzi tra porcellane e terraglie, in larga parte provenienti dalla collezione borbonica e arricchiti nel tempo da acquisti e donazioni successive all’Unità d’Italia.
L’intervento di riallestimento e adeguamento delle sale è stato reso possibile grazie a un finanziamento del Ministero della Cultura pari a 1,1 milioni di euro, integrato da oltre 700mila euro di contributi privati destinati all’allestimento, firmato dal maestro Federico Forquet.
Un progetto che coniuga valorizzazione storica e ricerca estetica contemporanea, trasformando il percorso in una vera esperienza immersiva all’interno della Reggia.
L’ingresso alla galleria è segnato da un’opera site-specific di Diego Cibelli, “Beata Fragilità del Bosco Amato” (2024-2026), realizzata in porcellana biscuit e acquisita grazie al sostegno di mecenati privati.
L’installazione introduce simbolicamente il visitatore in un dialogo tra tradizione e contemporaneità, nel solco della vocazione del museo a confrontarsi con l’arte moderna e attuale.
“Per la prima volta nella storia di Napoli le straordinarie raccolte di porcellana sono visibili in un allestimento unitario che ricrea la magnificenza della vita nella Reggia borbonica”,
sottolinea il direttore Eike Schmidt, evidenziando come il nuovo percorso rappresenti un passaggio decisivo nella storia del museo, che si prepara a celebrare i suoi 70 anni.
L’obiettivo, spiega, è trasformare la sezione delle porcellane in un’esperienza culturale immersiva, tra arredi preziosi, tessuti, oggetti rari e ambienti ricostruiti con rigore storico.
Il progetto, sviluppato in circa 24 mesi di lavoro, ha portato anche a un ampliamento del percorso espositivo, passato da dieci a sedici sale, grazie alla collaborazione tra risorse pubbliche e mecenati privati.
Centrale è il recupero del celebre Salottino di Maria Amalia di Sassonia, insieme a un’impostazione scenografica che restituisce la complessità del gusto settecentesco europeo.
Il percorso espositivo attraversa le principali manifatture europee e borboniche, dalle porcellane di Meissen e Vienna fino alle produzioni di Sèvres e alla Real Fabbrica di Napoli, con opere che documentano il dialogo culturale tra le corti europee e il Regno di Napoli.
Tra i pezzi più significativi figurano servizi da tavola, sculture in biscuit e manufatti destinati alla vita di corte, testimonianza di un gusto raffinato e internazionale.
Particolare rilievo assume la sezione dedicata alla Real Fabbrica di Capodimonte, fondata da Carlo di Borbone nel 1743, che rappresenta uno dei momenti fondativi della produzione ceramica europea.
Il percorso include anche capolavori come il Servizio delle Vedute del Regno, una delle più imponenti realizzazioni della manifattura ferdinandea, e il celebre Salottino di porcellana, trasferito a Capodimonte nel 1866 e oggi restaurato nella sua complessità decorativa.
Accanto alla collezione storica trovano spazio anche interventi di arte contemporanea, come le opere di Yeesookyung, che rielabora frammenti della produzione borbonica in nuove forme scultoree, e installazioni che dialogano con la tradizione museale, confermando la vocazione del museo a mantenere vivo il rapporto tra passato e presente.
Il nuovo allestimento si distingue inoltre per la qualità scenografica degli ambienti, pensati da Federico Forquet come un insieme coerente di colori, materiali e suggestioni storiche, capaci di valorizzare la lettura delle opere e accompagnare il visitatore lungo un percorso unitario.
L’apertura della Galleria delle Porcellane è accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo a cura di Angela Caròla-Perrotti, edito da Paparo, e da un sistema di audioguide gratuite in italiano e inglese, con future implementazioni multilingue e didattiche.
Con questo intervento, Capodimonte non solo restituisce al pubblico un patrimonio straordinario, ma riafferma il ruolo centrale del museo come luogo di ricerca, conservazione e innovazione culturale nel panorama internazionale.