Lo Schiaccianoci è entrato a far parte della nostra tradizione, come l’albero di Natale, il presepe, la Befana e Santa Claus, tanto che la statuina del soldatino rosso ormai è un addobbo comune delle festività. E non c’è Natale senza il balletto di Marius Petipa su musica di Cajkovskij, che va in scena dal 1892: una fiaba per tutte le età, riproposta dal teatro di San Carlo in una delle versioni più belle di sempre, che hanno anche simbolicamente segnato il passaggio di testimone dalla direttrice del corpo di ballo Clotilde Vayer al nuovo direttore Renato Zanella (che nella recita del 2 gennaio, appena annunciata la sua nomina, era ad applaudire lo spettacolo dal palco reale). Nell’allestimento di Simone Valastro, Lo Schiaccianoci ha assunto i toni un po’ retrò dei grandi balli cinematografici (alcune coreografie ricordano il grande ballo del Gattopardo di Visconti), riuscendo, con la ricchezza e la raffinatezza dei dettagli, a coinvolgere il pubblico di oggi trasportandolo in una realtà fiabesca e senza tempo. Il balletto in due atti e tre scene, prende vita dallo scenario di Marius Petipa, ispirato alla versione di Alexandre Dumas padre del racconto di E. T. A. Hoffmann, Nußknacker und Mäusekönig (Schiaccianoci e il Re dei Topi), edulcorata e depurata degli elementi soprannaturali e diabolici della fiaba. Che Petipa, un vero e proprio rivoluzionario del balletto, volle sfarzoso e curato, con coreografie di grande impatto, dal famoso Valzer dei fiori, alle polke e tarantelle, fino ai diversi numeri per solisti che hanno riscosso al San Carlo gli applausi e l’ammirazione del pubblico. Chi scrive ha assistito allo spettacolo del 2 gennaio con l’orchestra diretta da Maurizio Agostini (subentrato per le recite di gennaio a Jonathan Darlington, direttore in quelle di dicembre) e con protagonisti Claudia D’Antonio nei panni di Clara e Danilo Notaro in quelli del Principe, entrambi étoiles del corpo di Ballo del San Carlo, assolutamente straordinari nella coreografia di Simone Valdastro, classica e moderna al tempo stesso. Nelle altre rappresentazioni si sono alternati sul palco Luisa Ieluzzi e Stanislao Capissi, Anna Chiara Amirante eDaniele Di Donato, Giorgia Pasini e Salvatore Manzo, vestiti dai costumi di Giusi Giustino (bellissimo, tra gli altri, quello della Fata Confetto),Bravi anche i giovanissimi allievi della Scuola di Ballo e gli artisti del coro di Voci Bianche diretto da Stefania Rinaldi. Il lavoro fatto in questi anni da Clotilde Vayer si è visto tutto, nello Schiaccianoci e la compagnia di balletto, finalmente stabile, è all’altezza di un grande teatro come il San Carlo. E mentre ci si perde tra i passi di danza e le scene curate nei minimi particolari da Nicola Rubertelli, esaltate dalle luci di Valerio Tiberi e in grande armonia visiva con i video di Alessandro Papa (tra gli altri, quello dell’albero di Natale che diventa gigante), non si può fare a meno di pensare che a godersi lo Schiaccianoci sono donne e bambini, mariti e padri di famiglia. Merito della danza e di uno spettacolo immaginifico, certo, ma anche dell’intramontabile musica di Cajkovskij, che incanta anche senza una coreografia e senza la magia del Natale.
Foto di copertina di Luciano Romano