Nei vicoli stretti e pieni di vita dei Quartieri Spagnoli, dove ogni giorno si combatte una battaglia silenziosa contro solitudine, povertà educativa e mancanza di opportunità, nasce un presidio di speranza: “Ma tu mi vuoi bene?”, un progetto sociale che ha il sapore della cura e dell’impegno più autentico. A guidarlo è Nunzia Russo, presidente del volontariato vincenziano di Montecalvario, donna instancabile e “coltivatrice di speranza”, come chi la conosce ama definirla. Accanto a lei, nel ruolo di partner fondamentale, c’è la Fondazione Cannavaro Ferrara, che ha scelto di sostenere concretamente l’iniziativa.
L’obiettivo è semplice nella forma ma straordinario nella sostanza: offrire ai bambini del territorio attività culturali e sportive che possano diventare strumenti di crescita, protezione e realizzazione personale. In un quartiere dove la strada spesso reclama i più giovani, il progetto vuole restituire alternative sane, inclusive e capaci di far intravedere un futuro diverso.
Da pochi giorni, all’Ecumano Space – centro sportivo nel cuore di Napoli – hanno preso il via le prime attività: 15 bambini hanno iniziato il corso annuale di nuoto, un’occasione per imparare uno sport ma anche per sfidare le proprie paure e scoprire il valore della disciplina. Altri 25 bambini, ogni mercoledì e sabato, si cimentano con grembiuli e mestoli in un corso di cucina che insegna creatività, autonomia e cooperazione. La domenica, invece, sale in scena l’immaginazione: 30 piccoli partecipano al laboratorio di teatro, luogo di libertà, gioco ed espressione emotiva. Attività semplici solo in apparenza, che rappresentano veri ponti verso un’educazione completa, fatta di corpo, mente, relazione e scoperta.
Tutto inizia quasi per caso. Come racconta la stessa Russo, l’idea nasce “da una stretta di mano, due parole, lo scambio di mail dopo un evento nel giugno scorso”. Un gesto semplice che diventa la scintilla di un progetto molto più grande. Qualche giorno dopo, la volontaria invia alla Fondazione Cannavaro Ferrara una proposta articolata, fatta di sport, cucina, teatro, camminate e momenti di aggregazione.
Si tratta di un progetto pensato per offrire ai bambini dei Quartieri Spagnoli alternative concrete alla strada, in un territorio dove molte famiglie vivono situazioni di difficoltà economica e sociale. “Attività pensate come argine all’abbandono e alla solitudine che colpiscono tanti minori”, spiega Russo.
Grazie al sostegno della Fondazione, le attività hanno preso il via il 10 novembre e continueranno con un programma intenso, reso possibile dall’impegno costante della rete territoriale. Russo racconta come, dopo un colloquio online e un incontro di settembre con Vincenzo Ferrara, direttore della Fondazione, “nasce la collaborazione, ossia il sostegno economico alle attività previste”. La selezione dei bambini è avvenuta con scrupolo, in collaborazione con i parroci del quartiere: un passaggio fondamentale, che secondo Russo richiede “attenzione ai veri bisogni, discrezione e rispetto della dignità personale e familiare”.
Il progetto, però, non è solo monitoraggio e sostegno: è anche entusiasmo, energia positiva, contatto umano. “Il nostro lavoro è fatto di proposte e di entusiasmo contagioso”, aggiunge Russo, sottolineando quanto l’aspetto relazionale sia al centro dell’iniziativa. Quando finalmente arrivano i fondi e si definiscono date, orari e gruppi, tutto diventa reale. Il 10 novembre le attività partono ufficialmente. Per Nunzia Russo è un traguardo emozionante: “Sono strafelice di essere stata un utile mezzo, uno strumento efficace, per dare un’opportunità concreta ai bambini di un quartiere troppo spesso dimenticato, quando non mortificato, dalla poca presenza di istituzioni”.
In quelle parole c’è la cifra più profonda del progetto: non si tratta solo di sport o laboratori, ma di una comunità che si stringe attorno ai suoi bambini, offrendo loro ciò che dovrebbero avere sempre: ascolto, cura, possibilità.
“Ma tu mi vuoi bene?” è un progetto semplice e rivoluzionario allo stesso tempo: dimostra che, quando il volontariato incontra la sensibilità delle istituzioni e l’attenzione di una fondazione, la speranza può diventare programma, struttura, opportunità reale.
Nei Quartieri Spagnoli, dove spesso si raccontano solo difficoltà, ora c’è una storia diversa da condividere: quella di bambini che nuotano, cucinano, recitano, ridono. Bambini che crescono accompagnati da adulti che credono in loro.
E in quel credere, forse, sta la risposta più bella alla domanda del progetto: sì, vi vogliamo bene. E siamo qui con voi.