È partito da Napoli il confronto nazionale sui minori stranieri non accompagnati. Una città chiave per analizzare i dettagli del fenomeno, perché è qui che transitano e risiedono numerosi ragazzi che vengono da lontano, spesso in fuga da guerre e violenze. Il capoluogo campano ha saputo sviluppare una solida rete di accoglienza e competenze specifiche, offrendo un contributo fondamentale alla costruzione di prassi fortemente orientate alla tutela del superiore interesse del minore. Su questo ed altro ci si è interrogati il 5 marzo nel Salone di Officine Gomitoli, dove la cooperativa sociale Dedalus ha ospitato un convegno nazionale promosso insieme all’Assessorato alle Politiche Giovanili, al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, in collaborazione con Asgi, Associazione Studi Giuridici Immigrazione e Spazi Circolari. Come sono mutati i flussi migratori e le risposte istituzionali? Quali gruppi emergono oggi per caratteristiche, progetto migratorio e modalità di spostamento? In che modo è cambiata la normativa di settore e come si è evoluta la sua applicazione, anche alla luce dei più recenti orientamenti giurisprudenziali? L’idea è quella di mettere insieme istituzioni e società civile affinchè il tema possa diventare «oggetto di incontro e confronto per porsi domande e fermarsi ad individuare pratiche che superino la logica delle alleanze politiche e di acquisizioni di bandi e progetti», come ha ricordato in apertura la presidente della Dedalus, Elena De Filippo.
Ha introdotto e coordinato Glauco Iermano, coordinatore dell’Area Minori Stranieri non accompagnati di Dedalus.
«I minori stranieri non accompagnati presenti a Napoli sono 443 – ha detto l’assessore alle Politiche Sociali del Comune, Chiara Marciani, bisogna lavorare per migliorare ancora di più i servizi». I suoi dati si sono intrecciati con quelli forniti da Stefania Congia, dirigente per le politiche migratorie del Ministero del Lavoro. “Numeri caldi” li ha definiti Congia che rientrano in un fenomeno la cui ‘governance è complessa’. Al 30 giugno 2025, in Italia sono stati censiti 16.497 minori stranieri non accompagnati (Msna), principalmente maschi (87,5%) e quasi tutti diciassettenni (54,6%). I minori provengono principalmente da Egitto, Ucraina, Gambia, Tunisia e Guinea, in aumento quelli provenienti dal Bangladesh. La Sicilia (22%) e la Lombardia (13,5%) sono tra le regioni che accolgono il maggior numero di minori. La Campania è la terza regione d’Italia per accoglienza (con una percentuale dell’11,5%). «Una presenza che ha subito una flessione negli anni – ha spiegato Congia – sia per il Covid che per le guerre. I minori stranieri non accompagnati hanno diritto all’accesso, all’istruzione, con obbligo scolastico, e all’assistenza sanitaria, garantita anche prima del rilascio del permesso di soggiorno. Ma tutto questo non sempre si realizza», ha concluso.
In Italia la legge stabilisce parità di trattamento fra minori italiani e stranieri da parte del servizio sociale dei comuni ma dopo i 18 anni cambia tutto, per questo resta cruciale il tema dell’accoglienza e delle giuste procedure. Un’analisi interessante è venuta da Virginia Costa, direttrice del Servizio centrale del sistema di accoglienza e integrazione (Sai) che insieme a Monica Lanzillotto ha precisato: «Il Sai non accoglie solo minori ma anche famiglie e nuclei monoparentali anche ragazzi con disagi psichiatrici, molti minori arrivano prossimi alla maggiore età e quindi bisogna guidarli verso un percorso di autonomia per favorire la transizione: nelle strutture restano fino a 21 anni, talvolta, i Sai funzionano bene ma non si trovano operatori disposti a lavorare nei centri»
Per l’avvocato Salvatore Fachile (Asgi) niente sta cambiando e il diritto sull’immigrazione resta di serie b, basta andare in un ufficio immigrazione della questura e si vede la differenza fra il trattamento che ricevono minori italiani e stranieri. Il Sai resta un’eccellenza – ha aggiunto- ma resta il limite della capacità di accoglienza che è di 8000 minori stranieri non accompagnati su una popolazione di quasi 17000 presenti in Italia. Inoltre – ha proseguito – i toni cambiano quando i ragazzi compiono 18 anni: il problema del permesso di soggiorno senza il passaporto resta ma si può aspirare ad una pratica con titolo di viaggio o aprire una ricevuta con rilascio in ambasciata».
Per Claudia De Luca, sostituto procuratore presso il Tribunale per i minori di Napoli «la devianza minorile si intreccia con scelte di politiche fallimentari. Registriamo una saturazione delle strutture residenziali con 556 detenuti minori di cui 541 maschi. I minori stranieri da Africa ed Europa dell’est sono maggiormente presenti più negli istituti penali minorili .Al 29 febbraio 2024, negli Istituti Penali per Minorenni (IPM) in Italia erano detenuti 273 minori e giovani adulti stranieri su un totale di 556 ragazzi. La maggior parte dei minori stranieri negli IPM è in custodia cautelare, spesso superiore al 60% dei casi. Molti ragazzi stranieri si trovano in IPM in attesa di giudizio, con una forte incidenza delle misure cautelari rispetto alla pena definitiva, spesso legata a reati contro il patrimonio. La situazione è aggravata dal Decreto Caivano, che ha facilitato l’ingresso in carcere di minori e giovani adulti», ha concluso De Luca.
Interessante, infine, il racconto dell’avvocato Roberta Aria (Asgi) sull’applicazione dell’art.18 comma 6 del Testo unico a favore dei cittadini stranieri che hanno commesso un reato durante la minore età, uno strumento che se usato bene, può permettere a molti minori con vulnerabilità di non finire in carcere. Dal convegno è emerso con forza che la tutela dei minori stranieri non accompagnati richiede ancora un salto di qualità: norme più efficaci, strutture adeguate e operatori qualificati. Napoli, laboratorio privilegiato di buone pratiche, rilancia la sfida a istituzioni e società civile perché il superiore interesse del minore non resti un principio sulla carta, scelta politica e giuridica.