Monica Sarnelli sceglie la strada più rischiosa: quella della verità. È questo il cuore di Duemilaventisei, il nuovo album presentato allo Sciò Urban Lounge di Portici e pubblicato dalla Zeus Record. Un disco che appare quasi come un gesto controcorrente nel panorama contemporaneo: dieci tracce nate da scrittura artigianale, suono organico e interpretazione emotiva.
Dentro ci sono nove inediti costruiti intorno alla voce e alla sensibilità della cantante napoletana e un brano recuperato dal vasto catalogo Zeus, firmato da Gigi Finizio.
Attorno al progetto si muove una comunità di autori che unisce generazioni e linguaggi diversi. Accanto alle firme storiche della canzone napoletana come Vincenzo D’Agostino e Bruno Lanza, trovano spazio autori già noti come Marco Fasano, Pippo Seno, Antonio Brugnano e Nino Danisi, ma anche una nuova generazione di scrittori e musicisti: Felice Iovino, Moonaciè, Francesco De Rosa, Luk, Antonio Carbone e Fuliggine, nome d’arte di Francesca Andreano, figlia della stessa Sarnelli.
Ed è proprio questo intreccio tra memoria e presente a dare al disco il suo tono più autentico. Duemilaventisei non cerca di inseguire il tempo: prova piuttosto a fermarlo.
Registrato negli studi napoletani della Zeus Record, l’album è diretto e arrangiato da Nino Danisi, che firma anche le tastiere, insieme a una squadra di musicisti di assoluto livello: da Mariano Barba alla batteria a Maurizio Fiordiliso alle chitarre elettriche, passando per Sasà Piedepalumbo, Enzo Anastasio e gli altri strumentisti coinvolti nel progetto. Un lavoro costruito con attenzione quasi artigianale, lontano dalle sonorità seriali della produzione contemporanea.
Ma forse il centro emotivo del disco è nella dedica che Monica Sarnelli affida al booklet: «Questo disco lo dedico a chi non c’è più… Il dolore della perdita ti insegna ad apprezzare quello che hai e a capire cosa va veramente coltivato nella vita».
Parole che spiegano molto anche del tono dell’album: intimo, consapevole, attraversato dalla fragilità senza mai indulgere nella nostalgia.
La stessa artista rivendica apertamente la natura “umana” del progetto. In un panorama sempre più segnato dall’intelligenza artificiale e da prodotti musicali costruiti “a tavolino”, Duemilaventisei nasce invece dalla volontà condivisa con il manager e produttore Dario Andreano, con i fratelli Espedito ed Enzo Barrucci della Zeus Record e con Nino Danisi di realizzare “dieci belle canzoni” capaci di arrivare al cuore delle persone.
Per questo il disco rinuncia persino alla logica del singolo di lancio: ogni brano avrà il suo tempo, il suo racconto, il suo spazio.
Perché Duemilaventisei non è soltanto un nuovo album di Monica Sarnelli: è una dichiarazione d’identità artistica. Un piccolo manifesto sentimentale che rimette al centro la voce, le parole e il valore raro della sincerità.