Non un manifesto politico, non un esercizio nostalgico sul passato borbonico, ma una provocazione culturale rivolta ai napoletani.
È questa l’anima de ‘La secessione di San Gennaro’, il nuovo libro di Paolo Trapani, che sta iniziando a far discutere lettori, ambienti culturali e appassionati di identità meridionale. Attraverso una narrazione sospesa tra realtà e immaginazione, il libro costruisce uno scenario inedito: una Napoli protagonista del proprio destino, capace di immaginarsi come centro autonomo politico, economico, culturale e simbolo del Mediterraneo.
Un’idea forte, volutamente provocatoria, che utilizza simboli potenti della napoletanità — a partire da San Gennaro — per porre una domanda molto concreta alla città. La vera questione al centro del romanzo, infatti, non è solo la secessione in senso stretto. La domanda che attraversa le pagine è anche un’altra: Napoli sarebbe davvero pronta a governarsi da sola? Avrebbe la maturità civile, politica ed economica per sostenere il peso di una piena autonomia? È qui che il libro supera il semplice slogan identitario e diventa strumento di riflessione collettiva.
“La secessione di San Gennaro” spinge il lettore a interrogarsi sul rapporto tra orgoglio e responsabilità, tra appartenenza e capacità di costruire una classe dirigente moderna, efficiente e credibile.
Nel romanzo convivono provocazione, ironia e immaginario collettivo: dalla città-Stato mediterranea alla criptomoneta “Januaria”, garantita simbolicamente dal tesoro di San Gennaro. Questi gli elementi che trasformano la narrazione in una sorta di ucronia napoletana contemporanea, dove la fantasia serve soprattutto ad aprire un dibattito reale.
In un momento storico in cui Napoli vive una forte crescita di immagine, turismo e centralità culturale, il libro arriva come una sfida intellettuale rivolta alla coscienza collettiva della città. Non offre soluzioni facili e non pretende di indicare verità assolute. Piuttosto, prova ad accendere una domanda destinata a restare aperta: cosa potrebbe diventare Napoli se iniziasse davvero a pensarsi come protagonista del proprio futuro?