Oltre la linea 2026, la rassegna di danza contemporanea e teatro-danza in programma al Teatro Elicantropo di Napoli dal 30 aprile al 3 maggio. Un attraversamento di linguaggi e visioni in cui il movimento si fa pensiero, memoria e tensione verso il presente.
La rassegna, attiva dal 2010, si conferma anche quest’anno come uno spazio di ricerca e confronto, capace di accogliere alcune tra le realtà coreutiche più significative del territorio. Non una semplice vetrina, ma un osservatorio in cui le poetiche del movimento dialogano tra loro, costruendo un racconto plurale che tiene insieme generazioni, estetiche e sensibilità differenti.
In scena, le produzioni in “studio” delle compagnie Akerusia Danza di Elena D’Aguanno, Art Garage di Emma Cianchi, Skaramakay di Erminia Sticchi, Mart Dance di Marco Auggiero, Arabesque di Annamaria Di Maio e Sfera Ovale di Sabrina D’Aguanno, tutte riunite in una rete che trova nell’Associazione Culturale ItinerArte il proprio punto di connessione. Un sistema vivo, che mette al centro la condivisione dei processi creativi prima ancora dei risultati.
Il progetto si sviluppa nell’arco dell’anno in tre momenti distinti – primavera, autunno e inverno – configurandosi come un percorso continuo, più che come un evento isolato. La tappa primaverile, ospitata negli spazi intimi del Teatro Elicantropo, inaugura questo viaggio con una programmazione densa, dove il corpo è protagonista assoluto: non solo strumento tecnico, ma archivio emotivo, superficie sensibile capace di restituire fragilità e desideri.
Ad aprire la rassegna è Deviazione della rondine di Akerusia Danza, un monologo danzato che si muove tra sogno e riflessione esistenziale, costruendo un equilibrio instabile tra la paura della caduta e il desiderio del volo. Una metafora universale che prende forma attraverso una scrittura scenica fatta di immagini, suoni e sospensioni.
Il giorno successivo la scena si moltiplica, accogliendo lavori che esplorano direzioni diverse. Atto bianco di Sfera Ovale riduce il gesto all’essenziale, trasformandolo in una presenza rarefatta e luminosa, mentre Street Tale di Arabesque riporta al centro il gioco come atto creativo, restituendogli una dimensione quasi filosofica. Gli oggetti quotidiani si trasformano, diventano strumenti narrativi, aprendo varchi inattesi nella percezione.
Nella stessa serata, Adam Project di Mart Dance introduce una riflessione sul rapporto tra individuo e natura, interrogando il corpo come luogo di appartenenza e distanza, radice e trasformazione.
Il programma prosegue sabato con Human 2 di Art Garage, che indaga la condizione umana attraverso una partitura fisica intensa e frammentata, e con Pezzi di me – Adagio affettuoso di Akerusia Danza, esperienza partecipativa in cui il pubblico entra nel processo creativo. Qui la scena si apre, si ridefinisce continuamente, diventando spazio condiviso di costruzione e relazione.
Tra i lavori più evocativi emerge Con il vento tra i capelli di Skaramakay, che trasforma un’immagine poetica in un gesto politico. Il corpo femminile diventa terreno di confronto con i condizionamenti sociali, luogo di memoria e di affermazione. Il movimento si carica di significati, si fa voce, rivendicazione.
A chiudere la rassegna è Una stanza tutta per sé, omaggio a Virginia Woolf firmato da Akerusia Danza e ItinerArte. In questa drammaturgia ibrida, parola e gesto si fondono, restituendo al pensiero letterario una nuova dimensione sensibile. La danza diventa traduzione, amplificazione, eco contemporanea di un’urgenza che resta attuale.
La direzione artistica, condivisa tra Rosario Liguoro ed Elena e Sabrina D’Aguanno, costruisce un percorso coerente, capace di tenere insieme la pluralità delle esperienze senza perdere una visione unitaria. Al centro resta l’idea di una danza viva, in continua trasformazione, lontana da ogni rigidità di repertorio.
Oltre la linea non è soltanto una rassegna, ma un invito. A guardare oltre il gesto codificato, oltre la superficie dell’immagine, oltre la distanza tra chi osserva e chi agisce. In quello spazio mobile e instabile, la danza continua a interrogare il presente, a mettere in discussione certezze, a immaginare nuove possibilità del sentire.
E forse è proprio lì, in quel confine sottile, che il corpo torna a essere necessario.