Un traguardo storico che rischia di trasformarsi in un’amara delusione per centinaia di migliaia di persone. In Italia la Sindrome Fibromialgica colpisce circa due milioni di pazienti – in prevalenza donne in età lavorativa tra i 25 e i 45 anni – rappresentando la terza diagnosi reumatologica più frequente a livello ambulatoriale. L’assegnazione del codice di esenzione 068 ha sancito il riconoscimento ufficiale della malattia da parte del Servizio Sanitario Nazionale, superando anni di stigma e isolamento. Tuttavia, l’applicazione pratica della misura sta sollevando forti preoccupazioni nel mondo scientifico.
A lanciare un allarme congiunto e un appello alle istituzioni sono tre tra le principali società scientifiche del settore: il CReI (Collegio Reumatologi Italiani), la SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa) e la SISMED (Società Italiana Scienze Mediche). Sotto accusa è l’attuale criterio che subordina il diritto all’esenzione al raggiungimento di un punteggio di severità clinica estrema nel test FIQR (Fibromyalgia Impact Questionnaire Revised) superiore a 82. Un parametro talmente restrittivo che, sulla base dei dati epidemiologici e clinici, finisce per rispecchiare appena il 16% della popolazione affetta, escludendo di fatto oltre l’80% dei malati.
La conseguenza diretta è che la stragrande maggioranza dei pazienti, pur convivendo con forme moderate o intermedie altamente invalidanti, resta del tutto priva di tutele e copertura per i costi sanitari. Una situazione che accentua il dolore cronico, le limitazioni della vita lavorativa e i ritardi diagnostici che spesso si protraggono per anni, alimentando disuguaglianze territoriali e il fenomeno del nomadismo medico da uno specialista all’altro.
Le tre sigle scientifiche sottolineano come la presa in carico della fibromialgia debba basarsi su un approccio precoce, globale e multidisciplinare. Il trattamento richiede infatti la cooperazione tra reumatologi, fisiatri e medici di medicina generale, unita al supporto psicologico per affrontare l’impatto emotivo della patologia e a un costante investimento nella ricerca clinica.
Per superare queste criticità, CReI, SIMFER e SISMED sollecitano la definizione di Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) uniformi in tutte le Regioni – prendendo a modello l’esperienza capofila della Regione Campania – e l’attivazione di ambulatori dedicati. Tra le priorità avanzate figurano inoltre la formazione continua dei medici per abbattere i tempi di diagnosi, l’impulso alla ricerca sui meccanismi della patologia e l’impegno a interloquire con le istituzioni per ampliare progressivamente la platea dei beneficiari dell’esenzione ticket anche alle forme moderate.