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Primo Maggio 2.0: tra ‘a fatica di ieri e i rischi digitali di oggi

  • Giovanni Salzano
  • Aprile 30, 2025
  • 10:08 pm
  • Punti di vista, Società

Il Primo Maggio si festeggia il lavoro, ‘a fatica come si chiama a Napoli. 

Quella fatica che, con l’Intelligenza Artificiale, sembra diventare sempre più un affare tecnologico e meno fisico, meno “fatica”, appunto.

In occasione della Festa dei Lavoratori, l’OIL – Organizzazione Internazionale del Lavoro – ha pubblicato un rapporto che analizza come intelligenza artificiale, digitalizzazione, robotica e automazione stiano rimodellando la salute e la sicurezza sul lavoro in tutto il mondo.

 Il titolo? “Rivoluzionare la salute e la sicurezza. L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione nel mondo del lavoro”. Sembra il nome di un convegno troppo lungo per stare su una locandina, ma il contenuto è interessante: la tecnologia può migliorare la salute e il benessere dei lavoratori, ma serve capire anche come affrontare i nuovi rischi che questa rivoluzione comporta.

La buona notizia è che la tecnologia, se usata con criterio (quindi non sempre), può davvero salvarci la pelle: algoritmi che disinnescano bombe, robot che ci sostituiscono nei lavori più pericolosi e degradanti, fino alla chirurgia assistita da IA. La digitalizzazione poi – in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi – ha portato nuove modalità di lavoro ibride e da remoto che migliorano lo stile di vita e, talvolta, pure la salute mentale.

Ma attenzione: ogni medaglia ha il suo rovescio, anzi il suo chip. 

Perché se da un lato i robot ci levano la fatica da cuollo, dall’altro ci complicano la vita con nuovi rischi: azioni imprevedibili, guasti di sistema, minacce informatiche… roba che ci farebbe tornare volentieri ai fax e agli SMS.

Lo studio dell’OIL sottolinea anche come la connessione continua possa contribuire a stress, burnout e disturbi mentali. Perché se da un lato lavorare in pigiama è una conquista, dall’altro ci si ritrova sempre connessi e sempre più soli.

Le nuove forme di lavoro — ibride, da remoto, da piattaforma — ci hanno dato flessibilità, certo, ma anche ansia da prestazione, alienazione e un bel po’ di mal di schiena da sedia sbagliata. E poi ci sono i lavoratori invisibili della filiera digitale: chi etichetta immagini per addestrare le Intelligenze Artificiali o chi smonta rifiuti elettronici tossici. Loro non li nomina mai nessuno, ma senza di loro Alexa sarebbe poco più di una radiolina che a stento riesce a sintonizzarsi su Radio Maria.

Il rapporto dell’OIL invita a elaborare politiche proattive: regole nuove per affrontare questa trasformazione epocale. 

Serve parlare di sicurezza nell’interazione uomo-robot, diritto alla disconnessione, gestione algoritmica più trasparente, e un telelavoro davvero sicuro. Il coinvolgimento di lavoratrici, lavoratori e loro rappresentanti dev’essere centrale.

Mentre celebriamo questo Primo Maggio 2.0, ricordiamoci di chi sta dietro le quinte della rivoluzione tech: chi etichetta dati, chi smaltisce rifiuti elettronici, chi lavora da casa solo e sotto la sorveglianza di una webcam. La sicurezza sul lavoro non dev’essere sacrificata sull’altare dell’innovazione.

Se il progresso ci sposta le mani dalle catene di montaggio alle tastiere, dobbiamo almeno assicurarci che siano mani dignitose, tutelate e al sicuro.

L’innovazione può renderci più veloci, più produttivi ma non automaticamente più liberi o più sicuri. 

Libertà e sicurezza restano, oggi come ieri, una conquista umana. 

Perché l’ Intelligenza Artificiale è utile, ma la dignità del lavoro è ancora – e resterà per sempre – una faccenda umana.

A tutti, buon Primo Maggio.

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