Debutta lunedì 11 maggio al teatro Acacia “la balena più grande del mondo” lo spettacolo scritto, diretto ed interpretato da Agostino Pannone con Gennaro Guazzo. Pannone ci ha spiegato il senso del lavoro e tanto altro.
Nel tuo spettacolo “La balena più grande del mondo” metti in dialogo scienza e fede: come nasce questa tensione e perché senti che sia così urgente raccontarla oggi?
È una tensione che affonda le radici in motivi autobiografici: esattamente come Saverio, provo una grande fascinazione e una discreta curiosità per le persone che riescono ad affidarsi completamente a qualcosa di inspiegato ed inspiegabile. Io, in particolare, mi reputo uno “sperante” più che un credente, per cui spero di incarnare una posizione di mediazione che vorrei si realizzasse sempre nei rapporti umani: la possibilità di far dialogare razionalità e irrazionalità, logico ed illogico. Esattamente il risultato dell’incontro tra Mario e Saverio, che a forza di scontrarsi e coesistere, ognuno con la propria visione, finiscono per raggiungere un compromesso d’esistenza, un nuovo modo di stare al mondo che mi auguro possa risuonare e far riflettere tutti gli spettatori, ancora oggi.
I due protagonisti, Saverio e Mario, rappresentano visioni opposte ma complementari: quanto c’è di autobiografico o di osservazione del reale nella costruzione di questi personaggi?
La scrittura dei due personaggi racconta sostanzialmente del rapporto tra me e Gennaro Guazzo (l’attore che interpreta Mario). Mi intrigava raccontare della differenza tra due “giovani diversi”, che non solo vengono da percorsi diversi, ma hanno anche età diverse (che poi uno dei punti nodali del testo). Credo, infatti, che una persona che si avvicina ai trent’anni, ad una visione della vita molto più concreta e, in alcuni casi, maggiormente disillusa, guardi ai vent’anni con nostalgia ma anche tenerezza. A vent’anni pensi di poter controllare tutto, pensi che il mondo si accorga di te, a prescindere… ma scopri ben presto che non è così. Questa tensione tra Mario e Saverio, come quella tra Agostino e Gennaro, mi offre degli spunti molto comici, ma anche la possibilità di raccontare come cambia la percezione della propria vita nel passaggio da adolescente ad adulto.
La balena, presenza silenziosa e spaesata, sembra avere un forte valore simbolico: cosa rappresenta per te e che ruolo gioca nell’evoluzione emotiva della storia?
La balena è un animale che da sempre mi ha stregato; mi affascina tantissimo. Uno dei passaggi del testo mi è effettivamente capitato: io sedevo davvero penzoloni sul balcone di casa di amici di famiglia e guardavo il mare, immaginando veramente che da un momento all’altro uscisse fuori dall’acqua una balena. L’ho sempre trovato un animale incredibile: ha a che fare in qualche modo con l’assoluto, col divino, con l’imperscrutabile. È incredibile pensare che esista un animale così grande! Siamo abituati a vedere creature pazzesche; da “Jurassic Park” ad “Alien”, sono tantissimi i riferimenti cinematografici che ci hanno abituati a vedere creature pazzesche, ma quella è fantascienza. Le balene esistono! Non sono leggende. È qualcosa che fa parte di noi ma che diamo per scontato. Per cui la possibilità di raccontarne una, quella “più grande del mondo”, rappresenta un’occasione per sbalordire il pubblico di ogni età!
Lo spettacolo insiste molto sul tema della scelta e della responsabilità: che tipo di riflessione vuoi suscitare nel pubblico, soprattutto in una città come Napoli?
Questo forse è il punto che mi sta più a cuore. Durante la scrittura di questo testo, il legame con Napoli è venuto fuori da solo. Quasi senza che lo volessi. Ho scoperto che Napoli è una ferita molto più grande e profonda di quanto pensassi per me: ho trovato giusto, quindi, per la storia e per i due protagonisti, che Napoli fosse così centrale proprio rispetto al concetto di responsabilità e di scelta; tematiche verso cui tutti gli esseri umani ed, in particolare noi napoletani, dovremmo essere sensibili. Anche quando sembra che tutto sia già scritto, tutto già deciso, in realtà… tutto è possibile… se lo vogliamo. Nel testo si tratta di un gesto epico e preciso, nella quotidianità basterebbe un pizzico di impegno, ma costante.
Dopo il successo de “La balena più grande del mondo”, vincitore del Premio Nazionale di Drammaturgia Maricla Boggio, su quali nuovi progetti stai lavorando e quali direzioni artistiche ti piacerebbe esplorare nei tuoi prossimi lavori?
A dire il vero, stento ancora a credere che il testo abbia vinto un premio così importante. Sono davvero felicissimo per questo risultato! Rappresenta la possibilità di credere un po’ di più in me stesso. La volontà, quindi, è quella di continuare su questa strada. “La balena più grande del mondo” è il mio primo testo scritto dall’inizio alla fine, ma in realtà nel cassetto ho svariate decine di idee sia per testi teatrali, che per sceneggiature o di narrativa. Per cui mettere in scena: “La balena più grande del mondo” mi permette di dirmi: “Ce la posso fare, continua a credere in questa possibilità” e… perché no?, prendi qualche idea da quel cassetto e trasforma un sogno in realtà”.