C’è una nuova unità di misura del caos urbano a Napoli: non più il temporale improvviso o il sabato sera a Mergellina, ma la visita del Papa. Perché, a quanto pare, quando arriva il Santo Padre, la città entra ufficialmente in modalità “allerta Papa”.
L’ordinanza sindacale parla chiaro, anzi chiarissimo, con quel tono solenne ci fa sapere: venerdì 8 maggio scuole chiuse di ogni ordine e grado, asili compresi, su tutto il territorio cittadino. Non importa se sei al Vomero, a San Giovanni a Teduccio o a Secondigliano: il Papa passa al centro e tu, per sicurezza, resti a casa.
La motivazione è nobile: evitare disagi alla circolazione e garantire la sicurezza. Tradotto dal burocratese: “ci sarà traffico”. Ora, con tutto il rispetto per l’evento e per l’importanza della visita pastorale, viene spontaneo chiedersi: ma davvero il traffico a Napoli è una novità così eccezionale da giustificare la chiusura totale delle scuole?
Perché allora, a questo punto, si potrebbe fare un calendario più realistico: chiusura per pioggia (bastano due gocce e la città entra in tilt); chiusura per partita del Napoli al Maradona; chiusura preventiva il sabato sera a Mergellina; chiusura permanente alle 8:30 al Corso Malta, per motivi ormai scientificamente inspiegabili.
L’ordinanza specifica che gli spostamenti degli alunni potrebbero creare problemi alla viabilità già congestionata. E allora la soluzione è semplice: eliminare direttamente gli alunni. Un colpo di genio organizzativo. Meno bambini in giro, meno traffico. A questo punto si potrebbe estendere il principio anche agli adulti, no?
Nel frattempo, venerdì si preannuncia come una giornata mistica, sì, per i fedeli ma pure per i genitori. Perché le scuole chiudono, ma gli uffici no. Quindi via all’organizzazione parallela: nonni convocati, baby sitter reclutate all’ultimo minuto, dirimpettaie elevate a istituzione pubblica temporanea.
E poi c’è il dettaglio più affascinante di tutti: il Papa arriverà in elicottero, atterrando alla Rotonda Diaz nel pomeriggio.Volando. Alle 15:15.
E allora la domanda sorge spontanea: ma se il Papa sta a Mergellina all’ora della merenda è davvero necessario chiudere anche l’asilo la mattina a Secondigliano?
O avevamo paura che un folto gruppo di treenni in fila a calata Capodichino potesse bloccasse il corteo papale di Piazza Plebiscito?
Viene quasi da pensare che, se potesse, anche il Papa stesso direbbe: “Ma no, fateli andare a scuola, poveri genitori che poi quelli imprecano e non mi pare il caso”.
E mentre Sua Santità guarderà Napoli dall’alto, noi resteremo imbottigliati nelle solite contraddizioni cittadine dove ogni grande evento diventa una prova generale di sopravvivenza urbana.
Alla fine, però, un miracolo c’è davvero: per un giorno i bambini sono felici. I genitori un po’ meno. E il traffico? Quello, tranquilli, non ha bisogno di interventi divini: sa cavarsela benissimo da solo.