«Se agiamo insieme, la trasformazione dell’energia rinnovabile può essere il progetto di pace del XXI secolo». Le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres sintetizzano una delle sfide decisive del nostro tempo: costruire un sistema energetico capace di contrastare la crisi climatica, ridurre le disuguaglianze e allontanare il rischio di conflitti legati al controllo delle risorse fossili.
Mentre gran parte del mondo accelera sulla strada delle energie pulite, l’Italia continua a interrogarsi sul proprio futuro energetico. Cina, Stati Uniti, Brasile, India e Canada stanno investendo con decisione nelle fonti rinnovabili, trainate soprattutto dalla straordinaria crescita del fotovoltaico. Il 2025 è stato un anno record, con oltre 800 gigawatt di nuova capacità installata a livello globale tra solare ed eolico. Un’espansione senza precedenti che conferma come la transizione energetica sia ormai un processo in corso, sostenuto da innovazione tecnologica, convenienza economica e necessità ambientale.
Nel nostro Paese, invece, il dibattito politico è tornato a concentrarsi sull’ipotesi di un ritorno al nucleare, mentre continuano a crescere gli incentivi pubblici destinati alle fonti fossili. Una scelta che solleva interrogativi non solo sul piano climatico, ma anche su quello geopolitico, in un contesto internazionale segnato da guerre, tensioni energetiche e competizione per l’accesso a petrolio e gas.
Di questi temi si discuterà martedì 9 giugno 2026 alle ore 18 presso il Circolo Canottieri Napoli, in occasione della presentazione del libro L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili (Ambiente, 2026), scritto da Gianni Silvestrini, presidente del Kyoto Club, e Giuseppe Onufrio, già direttore esecutivo di Greenpeace Italia.
L’iniziativa, promossa da Fermatevi ETS, riunirà rappresentanti delle istituzioni, del mondo ambientalista, della cultura e della Chiesa per riflettere sul rapporto tra energia, sostenibilità e pace. Dopo i saluti del presidente del Circolo Canottieri Napoli, Giancarlo Bracale, interverranno, tra gli altri, Marisa Laurito, presidente di Fermatevi ETS, Claudia Pecoraro, assessora all’Ambiente della Regione Campania, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi o un suo delegato, monsignor Gennaro Matino, Gaetano Benedetto del WWF Italia e Ottorino Cappelli dell’Università di Napoli “L’Orientale”. A moderare il confronto sarà la giornalista de La Repubblica Napoli Ilaria Urbani. L’introduzione sarà affidata a Nino Daniele, coordinatore del Comitato scientifico del Premio “Pellegrini di Pace”, mentre il coordinamento scientifico operativo è curato da Giulia Agrelli.
Il libro al centro dell’incontro affronta una domanda cruciale: è possibile realizzare la transizione energetica senza tornare al nucleare? Secondo gli autori la risposta è sì. Attraverso dati, esempi internazionali e analisi economiche, Silvestrini e Onufrio mettono in discussione la narrativa del “rinascimento nucleare”, evidenziando i ritardi cronici nella costruzione dei grandi impianti, i costi elevati, le difficoltà legate alla gestione delle scorie e allo smantellamento delle centrali, oltre ai rischi derivanti dalle connessioni tra tecnologia nucleare civile e militare.
Il confronto con le rinnovabili appare sempre più netto. Solare ed eolico sono oggi le tecnologie più economiche per la produzione di energia elettrica in molte aree del pianeta e possono contare sul rapido sviluppo di sistemi di accumulo, reti intelligenti, efficienza energetica ed elettrificazione dei consumi. Una trasformazione che coinvolge la mobilità, l’edilizia e l’industria e che offre soluzioni concrete per costruire un modello energetico sostenibile, equo e resiliente.
La questione non riguarda soltanto il clima. Il sistema fondato su petrolio, gas e carbone è stato per decenni uno dei principali fattori di instabilità internazionale. Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili significa diminuire il peso strategico delle risorse che alimentano conflitti, ricatti energetici e tensioni geopolitiche. In questo senso, la transizione ecologica può diventare anche un progetto di pace.
La crisi internazionale che stiamo vivendo dimostra quanto sia urgente accelerare il cambiamento. Le politiche necessarie per fermare il riscaldamento globale coincidono sempre più con quelle che possono favorire sicurezza, cooperazione e stabilità tra i popoli. Per questo il dibattito sul futuro dell’energia non riguarda soltanto la tecnologia o l’economia: riguarda la qualità della democrazia, la giustizia tra generazioni e la possibilità concreta di costruire un mondo meno esposto ai conflitti.
La sfida è aperta. E, come ricorda António Guterres, può essere vinta soltanto agendo insieme.