“Quanta verità espressa in un piccolo uomo”. Una frase che spiega sinteticamente ed efficacemente l’impatto di SID, spettacolo ideato da Ivan Bert e Girolamo Lucania, scritto e diretto da Girolamo Lucania, andato in scena il 4 luglio al Teatro Nuovo, nell’ambito del Campania Teatro Festival, produzione Cubo Teatro e vincitore del Premio In-Box 2023.
Più che un monologo, SID è una lunga immersione nella frattura identitaria dell’Europa contemporanea. Un flusso di coscienza scandito dal ritmo della batteria, dei suoni e del ritmo incalzante, attraversato da una parola che procede senza tregua e che si fa confessione, provocazione, invettiva e, soprattutto, menzogna. Perché Sid mente. Mente continuamente. Ma, come accade nei grandi personaggi tragici, è proprio attraverso la finzione che affiora una verità più profonda.
Alberto Boubakar Malanchino sostiene la scena con una prova di rara maturità attorale. Il riconoscimento ottenuto con il Premio Ubu 2023 trova qui piena conferma. Il suo corpo è costantemente in tensione, attraversato da una fisicità nervosa che non conosce pause; la voce cambia registro con naturalezza, passando dall’ironia al sarcasmo, dalla seduzione alla violenza, senza mai perdere il controllo del ritmo. Malanchino evita accuratamente ogni psicologismo, costruendo un personaggio che non cerca l’empatia dello spettatore ma il suo coinvolgimento critico.
Sid è italiano, ma di origine algerina. O forse non è più né italiano né algerino. È il prodotto di una terra di mezzo che caratterizza ormai molte periferie europee, dove l’identità si dissolve sotto il peso dell’esclusione sociale e della cultura dell’apparenza.
Indossa sempre il bianco, colore del lutto nella tradizione islamica, quasi fosse il sopravvissuto al funerale della propria esistenza.
Qui l’autore, evita qualsiasi narrazione sociologica sull’immigrazione. Non racconta il viaggio né l’approdo. Racconta ciò che viene dopo: il tempo sospeso dell’appartenenza negata. La vera clandestinità che emerge nello spettacolo non è soltanto quella amministrativa, ma quella esistenziale. È la condizione di chi vive dentro la società europea senza esserne realmente riconosciuto, osservato, ma mai visto, presente ma continuamente percepito come diverso.
È inevitabile leggere nella figura di Sid una metafora di migliaia di giovani, figli dell’immigrazione, ma anche di tutti coloro che il sistema economico e culturale trasforma, se si è fortunati, in oggetti di consumo. Lo stesso gesto in serie, con cui il protagonista soffoca le proprie vittime utilizzando sacchetti griffati, assume una valenza simbolica evidente. Quelle buste non sono semplici accessori di scena: sono il marchio di una civiltà che misura il valore delle persone attraverso ciò che possiedono.
La riflessione espressa dall’autore, si allarga ben oltre il tema migratorio. SID diventa un’indagine sul capitalismo dell’immagine, sulla società della performance permanente, sull’identità costruita attraverso i social network, sul bisogno patologico di essere osservati. Sid recita continuamente perché soltanto nello sguardo degli altri riesce a immaginare di esistere. La sua vita è un set cinematografico senza montaggio, un’esibizione perpetua nella quale realtà e rappresentazione finiscono per coincidere.
Dal punto di vista registico, la scelta dell’essenzialità si rivela vincente, il concept scenografico asciutto, quasi astratto, che lascia alla parola il compito di costruire gli spazi mentali del racconto. Le videoproiezioni di Niccolò Borgia non illustrano il testo, ma lo amplificano, mentre la partitura sonora eseguita dal vivo da Ivan Bert e Max Magaldi assume una funzione drammaturgica autonoma. La batteria non accompagna semplicemente il monologo: ne diventa il battito cardiaco, il respiro, l’ossessione ritmica.
La forza di SID risiede soprattutto nella sua capacità di sottrarsi alle categorie rassicuranti. Non assolve il protagonista e non lo condanna. Non trasforma la marginalità in vittimismo né la violenza in spettacolo. Preferisce abitare quella zona grigia nella quale convivono vittima e carnefice, desiderio di integrazione e rifiuto della società, bisogno d’amore e pulsione distruttiva.
In un panorama teatrale spesso incline alla semplificazione dei temi civili, il lavoro di Girolamo Lucania sceglie invece la complessità. Interroga il presente senza impartire lezioni, costringe lo spettatore a confrontarsi con le proprie responsabilità e ci lascia riflettere su quanto della violenza di Sid appartiene davvero soltanto a Sid e quanto, invece, è il prodotto della nostra società.
Alberto Boubakar Malanchino è un attore teatrale, cinematografico e televisivo italiano, nato a Cernusco sul Naviglio (Milano) da padre italiano e madre originaria del Burkina Faso. Nel 2016 si diploma alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano e, nello stesso anno, partecipa alla Biennale College Teatro di Venezia, perfezionandosi con maestri internazionali come Declan Donnellan, Nick Ormerod e Pascal Rambert.
La sua carriera prende avvio nel teatro di prosa, collaborando con registi come Moni Ovadia e Silvio Peroni. Nel 2018 debutta al Teatro Franco Parenti con il monologo Verso Sankara, diretto da Maurizio Schmidt, spettacolo che richiama la figura del leader rivoluzionario burkinabé Thomas Sankara.
Parallelamente si afferma in televisione, partecipando a serie di grande successo come Doc – Nelle tue mani, dove interpreta il medico Gabriel Kidane, Summertime, Guida astrologica per cuori infranti, oltre a Don Matteo, Un passo dal cielo, Camera Café e La strada di casa.
Al cinema è stato tra i protagonisti del film Easy Living – La vita facile, mentre nel doppiaggio ha prestato la voce italiana a Buzz Lightyear nel film Lightyear e a Taka nella versione italiana di Mufasa: Il Re Leone.
Il teatro rimane tuttavia il centro della sua ricerca artistica. Con SID – Fin qui tutto bene, affronta un monologo di forte impatto civile dedicato ai temi dell’identità, dell’emarginazione e delle seconde generazioni. La sua interpretazione gli è valsa il Premio Ubu 2023 come Migliore attore o performer under 35, uno dei più prestigiosi riconoscimenti del teatro italiano.